Alda Merini, la poesia è come un tarocco

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Era il 1948, la fine del 1948, e Alda Merini, che già poetava da molti anni,
compose “Il gobbo”. Aveva diciassette anni e un universo interiore che già
stava prendendo forma.
Nel 1950, nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949, Spagnoletti
pubblicò due liriche meriniane: “Luce” e “Il gobbo”, appunto. L’anno
successivo su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani, Vanni Scheiwiller inserì le stesse due liriche nel volume Poetesse del Novecento.

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Alda Merini aveva meno di venti anni e il suo talento precoce già veniva
riconosciuto nel Gotha del mondo letterario italiano. E lei continuava a essere “molto vivace” e “più maschio che una bambina”. Era
la “ragazzetta milanese“.

Il Gobbo
Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Ma viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presagio d’allegrezza
che ha il dono di una strana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

La poetessa diciassettenne guarda la vita. “Dalla sponda del mattino” si
guadagna a poco a poco “il giorno”, questo giorno così assente e le cui acque
sono così grigie e torbide.
Le sponde di questo giorno non si “risolvono”, non trovano ne’ una soluzione
ne’ un punto d’incontro. Domande senza risposte, come lei stessa, Alda
Merini, che vede la sua vita insoluta. Nessuno l’aiuta.
Eppure ecco un Gobbo, presagio di allegrezza. Lui la prende sulle proprie
spalle, colma vuoti e distanze.

E questo Gobbo traghetta anche me: mi parla della mia vita frammentata, dei
miei giorni enigmatici dove il mattino aspetto che arrivi sera, nella speranza e nel timore di novità, delle mie ore piene di speranze e spesso vuote di certezze. E poi arriva il mio Gobbo e il mio Gobbo è l’orologio che ho dentro, che mi fa attraversare il giorno, scandito da momenti fissi e pur sempre diversi. È una quotidianità abitudinaria e il bello nel grigiore è dato dal sentire e dal trovare piccoli dettagli sempre nuovi.

E il tuo Gobbo diventa il sorriso di un bambino, la carezza di un amato, la parola di un vicino, un incontro fortunato e caro, un periodo di vita affollato di progetti oppure il viaggio da percorrere sulla strada della vita in compagnia di te stessa e non solo.

Questo il mio Gobbo e questo, forse, il tuo. Ma entrambi siamo alla solita sponda del mattino a guadagnarci palmo a palmo il giorno… e lo guadagniamo con
fatica tra le due sponde che non si risolvono.

Ecco, dunque, che la poesia di Alda Merini ha parlato. Ha parlato a me, ha
parlato a te e parla a tutti.
Ecco, dunque, che la poesia universale è come un tarocco. Sì, la carta con
gli arcani. È un cartoncino sempre uguale a sé, sempre con quelle immagini e quei numeri, ma se gli domando di raccontarmi di me mi guarda fisso e mi dice
quello che a volte non voglio sentire o che mi può far male, ma che è la verità.
La poesia di Alda Merini, dunque, ha sempre le stesse parole, le stesse
virgole e gli stessi versi. Lì ad aspettarci. Ma è universale proprio perché
racconta anche di me e di te e con uno sguardo amorevole e comprensivo ci
dice ciò che spesso non ho (non abbiamo) il coraggio di sentire: la verità.
si ringrazia per la collaborazione Elena Papeschi

ALDA MERINI (milano 21 marzo 1931-1 novembre 2009)

alda-merini-milanoVidi la scrittice milanese per la prima volta qualche anno fa in televisione, in una delle puntate della trasmissione del Maurizio Costanzo Show e rimasi colpita dalla delicatezza e dalla forza delle sue parole, penetranti come sottili lame di consapevolezza. Gli scritti di questa donna, che è considerata una delle personalità più emergenti nella scena letteraria della fine del ‘900,  confluirono in numerose opere edite e nel 2004 ispirarono i brani cantati da Milva in una raccolta CD “Milva canta Merini” ormai già di difficile reperibilità. La poesia con lei si legò alla musica, nel sodalizio con l’artista Giovanni Nuti, e fu un genere letterario di enorme efficacia, “rimedio e salvezza” dall’isolamento della malattia mentale ma non “disperazione”,  bensì un veicolo della penna per volare in alto.  Uno dei suoi aforismi recita: “La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori” e credo che questa sia la più vera rivelazione della sua anima.
Tiziana Fratini

Per la biografia e le opere in dettaglio vedi:

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1466&biografia=Alda+Merini

Un filmato legato alla poetessa nella sua più ampia concezione dell’AMORE,”quando gli innamorati si parlano”:

http://dailymotion.virgilio.it/video/x4eqcr_quando-gli-innamorati-si-parlano_creation

Tra le migliori rappresentazioni del connubio tra la poesia di Alda Merini e la musica di Giovanni Nuti degna di nota è una sequenza di brani tratti dal “Poema della Croce” eseguita nel Duomo di Milano il 13 ottobre 2006:

LUCI E OMBRE: Alda Merini

Nel novembre 2009 la lente della mia scrivania si è rivolta ad una donna straordinaria scomparsa di recente. La sua esistenza, fatta di luci e ombre, di sofferenza e di grande amore per la vita, di salute e di malattia, è davvero degna di attenzione e di rispetto.

Tiziana Fratini, lì 17.11.09

…la POESIA è una donna superba e ha la chioma rossa…
Alda Merini

I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio come falchi notturni o usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere Dio ma i poeti nel loro silenzio fanno ben più rumore di un’adorata cupola di stelle.
Alda Merini

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