Archivio tag: Volo su Titano

Mellonta Tauta

Collana MELLONTA TAUTA

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Mellonta Tauta è la collana che Fratini Editore riserva alla narrativa dell’insolito. Il nome significa, in greco, “queste cose accadranno” o “queste cose sono prevedibili nel futuro”, come traduce Maria Gallone nei racconti di Poe curati per la BUR, ed è preso dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe: Mellonta Tauta, del 1849. Compare anche come epigrafe nel racconto Colloquio di Monos e Una, dello stesso autore, del 1840.

Mellonta Tauta è una breve raccolta di lettere scritte da una donna annoiata, Pundita, nell’anno 2848, ossia mille anni dopo l’epoca in cui Poe scrive. Trattasi di uno dei primi esempi di fantascienza in senso moderno, in cui l’autore descrive un mondo futuristico ipertecnologico e alienato, comparando la scienza, la filosofia e i modi di vita del presente (ossia del futuro) a quelli del passato. Il racconto può essere reperito facilmente, anche su internet: http://en.wikisource.org/wiki/Mellonta_Tauta qua in lingua originale.

Ai curatori della collana (Walter Catalano, Roberto Chiavini, Luca Ortino, Gian Filippo Pizzo) è sembrato il nome giusto per definire questa sezione della Fratini Editore che intende occuparsi della letteratura dell’insolito in tutte le sue declinazioni: pulp, gotica (settecentesca, ottocentesca e più recente) e fantastica in senso più esteso.

Mellonta Tauta propone infatti racconti o romanzi, inediti o esauriti da tempo, appositamente tradotti o ritradotti e introdotti da un saggio che inquadri il genere, l’autore o il periodo in una prospettiva storica e critica approfondita. Attualmente vede due titoli pubblicati: Volo su Titano, di Stanley G. Weinbaum, e Sfida al canyon infernale, di Robert Howard.

Volo su Titano è una raccolta di undici racconti, alcuni già noti, altri mai tradotti in italiano di Stanley G. Weinbaum, un innovatore nel genere della fantascienza, che, invece dei soliti mostri antropomorfi o alieni malevoli, ha saputo raccontare di mondi seppur paradossali con intelligenza e conoscenze scientifiche, in modo verosimile e coinvolgente.

Sfida al Canyon infernale è un’antologia di racconti inediti di Robert Edwin Howard, universalmente noto per essere il creatore di Conan il Barbaro e Solomon Kane. Fratini Editore, per la prima volta in Italia, propone i racconti western di Howard con pistoleri, bari, pellerossa, damigelle in pericolo, cercatori d’oro, precipizi, deserti, l’intero campionario dell’immaginario del Far West.

Rimandiamo alle singole pagine del nostro blog per approfondimenti sui due volumi.

Entrambi i volumi sono disponibili per l’acquisto presso i locali della Libreria Fratini a Firenze, presso le librerie fiduciarie e comodamente dal nostro store online. Apprezzate le recensioni sul nostro sito, su Anobii e in ogni altro modo il lettore voglia aiutarci a diffondere la cultura.

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Agli albori della fantascienza: Stanley G. Weinbaum

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L’appuntamento di oggi del nostro blog è dedicato a Stanley Weinbaum e non poteva essere altrimenti. Proprio questo stesso giorno, 79 anni fa, scompariva precocemente uno dei più grandi talenti letterari americani, un innovatore nel genere della fantascienza.

CHI ERA STANLEY WEINBAUM:

Stanley Weinbaum

Stanley Weinbaum

Nato a Louisville, nel Kentucky, il 4 aprile 1902, da famiglia di origini ebree, Stanley Grauman Weinbaum frequentò le superiori a Milwaukee e l’università del Wisconsin a Madison, prima iscritto a Ingegneria chimica poi a Inglese. Non si laureò, lasciando l’università nel 1923 (pare che, in seguito a una scommessa, avesse sostenuto l’esame al posto di un compagno, venendo però scoperto) e dedicandosi a vari lavori e alla scrittura.

A parte alcune poesie, il suo esordio letterario avvenne con un romanzo romantico, The Lady Dances, firmato con lo pseudonimo di Marge Stanley, una mescolanza tra il suo nome e quello della moglie. Il romanzo fu pubblicato da King Features Syndicate, a puntate su varie riviste. Fu la fantascienza però, di cui fu fervido lettore, a rendere immortale il suo nome, sebbene la morte prematura abbia privato gli appassionati di un talento simile.

Già nel 1917, durante le superiori, aveva scritto una storia fantastica intitolata “The last Battle”, pubblicata sul giornale scolastico “The Mercury”. Adesso, nei primi anni Trenta, tornò a quel genere, frequentando un circolo di aspiranti scrittori a Milwaukee, che si riunivano per tirar fuori le proprie idee (tra i partecipanti, Robert Bloch, Ralph Milne Farley, con cui Weinbaum collaborò per alcuni racconti, e Ray Palmer, in seguito divenuto redattore della rivista Amazing Stories). Scrisse ben tre romanzi di fantascienza, pubblicati però postumi, e numerosi racconti che presentò agli editori, inizialmente senza successo. La svolta avvenne nel gennaio del 1934 quando un suo racconto arrivò sulla scrivania di Hugo Gernsback, editore della rivista Wonder Stories e pioniere del genere fantascientifico, che lo apprezzò moltissimo, scrivendo personalmente a Weinbaum e chiedendogli altre storie simili. Il racconto “A Martian Odissey” fu infine pubblicato sul numero di luglio del 1935 della rivista, riscuotendo grande successo di pubblico e critica.

Ciò che aveva colpito Gernsback, e che colpì anche i lettori, fu l’approccio di Weinbaum nei confronti degli “alieni”, basti pensare all’essere per metà pianta e per metà animale, che incontriamo su Marte (ambientazione del racconto), un essere che poteva pensare come un umano, forse anche meglio, sia pur con una logica diversa. Credendo che i processi mentali di un organismo fossero intimamente collegati con la biologia dell’organismo, Weinbaum creò una serie di forme di vita totalmente aliene, nel corpo e nella mente, eppure coscienti di sé al punto da renderle “credibili”, presentandole con uno stile fresco e infarcito di una giusta dose di humor.

Da quel momento e per i successivi diciotto mesi, Weinbaum pubblicò una dozzina di racconti su riviste di fantascienza (Wonder Stories e Astounding), fino alla morte prematura avvenuta all’età di 33 anni, il 14 Dicembre del 1933, per un cancro ai polmoni. Scomparve così un astro nascente della fantascienza americana, lasciando decine di racconti, e qualche romanzo, che saranno pubblicati postumi.

HANNO DETTO DI LUI:

Isaac Asimov, a proposito di “A Marzian Odissey” disse che era un’opera in perfetto stile campbelliano, prima di Campbell, mentre “Parasite Planet” lo colpì “con la forza di un maglio” trasformandolo in un adoratore di Weinbaum.

H. P. Lovecraft scrisse di aver “notato con piacere che almeno qualcuno è riuscito a sfuggire alla rivoltante banalità” delle storie di fantascienza di quel periodo, pensando “a un pianeta in termini diversi da monarchi antropomorfi e belle principesse e battaglie di astronavi”. Weinbaum “sa immaginare situazioni, psicologie ed entità totalmente aliene, escogitare eventi coerenti prodotti da motivi del tutto alieni e evitare i melodrammi da bassa lega” tipici degli scrittori pulp.

Otto Binder scrisse un tributo postumo apparso su Starling Stories 1/1939, decantando la conoscenza di Weinbaum, la sua riserva di idee e la sua fervida immaginazione.

COSA CI MANCHERA’:

Il suo talento, la sua fantasia, la sua capacità di andare oltre. E un’apertura mentale che, nei rigidi anni Trenta, lo rendeva un mosca bianca, il primo a immaginare gli alieni non come mostriciattoli verdastri che tentano di invadere la Terra, bensì come forme di vita con psicologie e comportamenti propri, non umani. Indecifrabili con la logica e il modo di pensare dei terrestri, ma comprensibili se guardati dall’occhio dell’alieno.

LE SUE OPERE:

Un’Odissea Marziana: primo e più celebre racconto di Weinbaum (“A Marzian Odissey”)

La Valle dei Sogni: in originale “Valley of Dreams”, pubblicato su Wonder Stories, 11/1934. È il seguito di “Un’Odissea Marziana”, ambientato anch’esso su Marte.

Volo su Titano (Nome originale: “Flight on Titan”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 1/1935), ambientato sul gelido satellite di Saturno.

Il Pianeta dei Parassiti: (Nome originale: “Parasite Planet”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 2/1935), che piacque così tanto ad Azimov da trasformarlo in un adoratore di Weinbaum.

I mangiatori di Loto: nome originale: “The Lotus Eaters”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 4/1935.

Gli occhiali di Pigmalione (Nome originale: “Pygmalion’s Spectacles”, comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 6/1935)

I mondi del se (Nome originale: “The Worlds of If” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 8/1935): primo capitolo della saga di Haskel Van Manderpootz.

L’ideale (Nome originale: “The Ideal” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 9/1935): secondo capitolo della saga di Haskel Van Manderpootz.

Il Pianeta del Dubbio: nome originale: “The Planet of Doubt”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 10/1935.

Adattabilità (nome originale: “The adaptive Ultimate”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 11/1935): ebbe una versione radiofonica nel 1949, ben tre televisive tra il 1949 e il 1955, e da cui fu tratto il film She-Devil, di Kurt Neumann, nel 1957.

La Peri Rossa: nome originale: “The red Peri”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 11/1935

La Luna pazza: nome originale: “The Mad Moon”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 12/1935.

OPERE PUBBLICATE POSTUME:

Il Punto di Vista: (Nome originale: “The Point of View” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 1/1936)

Smotheread Seas (comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 1/1936): scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Yellow Slaves (comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 2/1936): scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Il Nascondiglio della Morte: (Nome originale: “Redemption Cairn” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 3/1936)

L’isola di Proteo (Nome originale: “Proteus Island” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 8/1936)

Il cerchio di Zero (Nome originale: “The Circle of Zero” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 8/1936)

Il grafico (Nome originale: “Graph” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Fantasy Magazine, numero 9/1936)

L’orlo dell’infinito (Nome originale: “The Brink of Infinity” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 12/1936)

Il mutare delle correnti: (Nome originale: “Shifting Seas” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Amazing, numero 4/1937)

Il dittatore (Nome originale: “Revolution of 1950” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Amazing, numero 10-11/1938) : scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Luna di Marea: (Nome originale: “Tidal Moon” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 12/1938), di cui Weinbaum scrisse alcuni frammenti, completati dalla sorella Helen.

La fiamma nera: (Nome originale: “The Black Flame” comparso per la prima volta sulla rivista Startling, numero 1/1939) romanzo con Black Margot.

L’alba della fiamma: (Nome originale: “Dawn of Flame” comparso per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 6/1939) romanzo con Black Margot.

The New Adam: romanzo, pubblicato nel 1939 da Ziff-Davis. Inedito in Italia.

Il verde bagliore della morte (Nome originale: “Green Glow of Death” comparso per la prima volta sulla rivista Crack Detective and Mystery Stories, numero 7/1957)

The Dark Other: romanzo horror, pubblicato nel 1950 da Fantasy Publishing Company (originariamente intitolato da Weinbaum The Mad Brain). Inedito in Italia.

FRATINI HA PUBBLICATO:

Volo su Titano”, raccolta antologica di undici racconti di Weibaum, acquistabile in formato cartaceo e digitale: http://fratinieditore.it/volo_su_titano.htmlZemanta Related Posts Thumbnail

Luna di Marea”, racconto fantastico comparso per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, dicembre 1938, con il nome di “Tidal Moon”): disponibile gratuitamente qua: http://www.fratinieditore.it/image/mellonta/weinbaum_luna_di_marea.pdf

BIBLIOGRAFIA:

A short biography of Stanley Weinbaum, by Tom Rogers: https://sites.google.com/site/stanleygweinbaum/

Biografia e bibliografia americana di Weinbaum nell’Enciclopedia della Fantascienza: http://www.sf-encyclopedia.com/entry/weinbaum_stanley_g

Audiolibri da ascoltare: https://librivox.org/collected-public-domain-works-of-stanley-g-weinbaum-by-stanley-g-weinbaum/

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Il cerchio di Zero – prima pillola di Volo su Titano

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Una prima Pillola… il resto vi attende nel volume Volo su Titano, in uscita per Fratini editore il 15 ottobre!

Il cerchio di Zero
I: La legge del caso

“Se ci fosse una montagna alta un migliaio di miglia e ogni mille anni un uccello la sorvolasse, limitandosi a sfiorarne la sommità con la punta di un’ala, con il tra­scorrere di un numero inconcepibile di eoni, la montagna sarebbe completamente consumata. Nonostante questo, quell’epoca immensa non sarebbe che un secondo se con­frontata con l’eternità… “
Non so a quale mente di filosofo appartenga questa massima, ma quelle parole continuano a tornarmi in men­te dall’ultima volta che ho visto il vecchio Aurore de Ne­ant, già professore di psicologia a Tulane. Quando, nel ’24, frequentai il suo corso di psicopatologia, penso che l’unica ragione per quella scelta sia stata il bisogno di riempire un “buco” di orario fra le 11 e le 12 del mattino il martedì e il giovedì, in un programma di studio estremamente pigro.
Ero un tipo gaio di nome Jack Anders, avevo ventidue anni, e quel motivo mi sembrò ragione sufficiente per quel­la decisione. O almeno, sono certo che l’adorabile brunetta di nome Yvonne de Neant, non avesse nulla a che fare con la mia scelta, visto che all’epoca era solo una ragazzina di sedici anni.
Piacevo molto al vecchio de Neant, Dio solo sa il per­ché, visto che come studente ero piuttosto scarso. Forse il motivo risiedeva nel fatto che, almeno a sua conoscenza, non l’avessi mai preso in giro per il nome; infatti, Aurore de Neant in francese significa “Alba del nulla” e potete be­nissimo immaginare cosa possano ricavare degli studenti universitari da un nome del genere. “Ascesa dello zero”e “Vuoto del Mattino” sono da considerarsi fra i soprannomi meno offensivi.
Ma si era nel ’24. Cinque anni dopo, io ero diventato agente di borsa e il professore de Neant aveva perso il po­sto. Lo venni a sapere da lui stesso, quando mi telefonò; mi ero allontanato non poco dagli ambienti universitari.
Era molto parsimonioso e aveva messo da parte una somma considerevole prima del suo trasferimento a New York. In quella occasione avevo ripreso a vedere Yvonne, diventata ora bellissima, come una statuina di Tanagra. Io me la passavo piuttosto bene e stavo mettendo da parte soldi per il giorno in cui io e Yvonne…
O almeno, quella era la situazione nell’agosto del 1929. L’ottobre di quello stesso anno io ero ridotto all’osso e il vec­chio de Neant aveva poco più che le briciole. Io ero giovane e mi era consentito sorridere, ma lui era vecchio e diventò molto cupo. Io e Yvonne non avevamo molto da ridere pen­sando al nostro futuro, ma non ci chiudemmo in noi stessi a consumarci nell’angoscia come il professore.
Ricordo benissimo la sera in cui cominciò a parlare dell’argomento Cerchio di zero. Era una sera di autunno, piovosa e agitata dal rumore dei tuoni, e la sua barba bal­lonzolava alla tenue luce della lampada come un ciuffo di nebbia grigia. Io e Yvonne eravamo abituati a restare a casa la sera, visto che gli spettacoli erano costosi, lei apprezzava che restassi a conversare con il padre e, in fin dei conti, lui andava a letto presto.
Era seduta sul divano accanto a lui, quando all’improv­viso il vecchio puntò un dito ricurvo verso di me e sbottò: “La felicità dipende dal denaro!”
Per quanto sorpreso da quell’uscita, mi dissi d’accordo: “Beh, certo aiuta”.
I suoi occhi azzurri lampeggiarono: “Dobbiamo recupe­rare il nostro!” gracchiò.
“Come?”
“Lo so io. Certo, so come farlo!” un tenue sorriso gli si disegnò sulle labbra. “Credono che sia pazzo, perfino tu e Yvonne ne siete convinti”.
La ragazza intervenne con un dolce rabbuffo: “Padre!”
“Ma non lo sono” continuò. “Lo siete tu, Yvonne e tutti gli stolti cattedratici delle università! Tutti tranne me”.
“Io lo diventerò di certo, se le condizioni non migliora­no in fretta” bofonchiai a bassa voce.
Ero abituato a quelle uscite del vecchio.
“Per noi lo saranno” disse ora calmo. “Soldi! Faremmo tutto per il denaro, non è vero, Anders?”
“Tutto, purché onesto”.
“Sì, tutto purché onesto. Il tempo lo è, non è vero? È un inganno, ma onesto, visto che prende tutto quanto sia uma­no e lo riduce in polvere”. Scrutò il mio volto perplesso. “Ora ti spiego come possiamo imbrogliare il tempo”.
“Imbrogliare?”
“Sì, ascolta, Jack. Sei mai stato in qualche luogo scono­sciuto provando la sensazione di esserci già stato prima? Hai mai fatto un viaggio percependo l’impressione di aver­lo già sperimentato, anche se non sai quando e come ciò sia stato possibile?”
“Certo, sono sensazioni comuni per ognuno di noi. È il ricordo del presente, come lo definisce Bergson…”
“Bergson è uno sciocco! Filosofia senza scienza. Ascol­tami” Si chinò verso di me. “Hai mai sentito parlare della Legge del Caso?”
Scoppiai a ridere. “Visto che mi occupo di titoli di borsa, dovrei conoscerla”.
“Ah” replicò, “ma non a sufficienza. Immagina che io abbia un barile contenente un milione di miliardi di gra­nelli di sabbia comune e un solo granello di sabbia nera. Puoi pescarne uno per volta, uno dopo l’altro, guardarlo e ributtarlo nel barile. Quante sono le possibilità che tu pe­schi quello nero?”
“Una su un milione di miliardi per ogni tentativo”.
“E se invece ne pescassi la metà in una sola volta?”
“Allora avrei il cinquanta per cento di possibilità”.
“Ecco!” esclamò. “In altre parole, se peschi abbastanza a lungo, anche se ogni volta ributti il granello nel barile e ripeschi nuovamente, un giorno riuscirai a pescare quello nero, se provi abbastanza a lungo”.
“Sì” risposi.
“Immagina allora di provare a pescare per l’eternità?”
“Eh?”
“Non capisci, Jack? Nell’eternità, la Legge del Caso fun­ziona alla perfezione. Nel corso dell’eternità, prima o dopo, ogni possibile combinazione di eventi si deve verificare. Deve farlo, se è una combinazione possibile. Perciò affermo che nell’eternità ogni cosa che può accadere accade!” Un fuoco pallido animava i suoi occhi azzurri.
Ero piuttosto confuso. “Immagino che abbia ragione” mormorai.
“Ragione! Ovvio che ho ragione. La matematica è infal­libile, ma capisci la mia conclusione?”
“Che prima o poi tutto accadrà”.
“Bah! È vero che nel futuro c’è l’eternità, visto che non possiamo immaginare una fine, ma Flammarion, prima di morire, ha sottolineato come vi sia un’eternità anche nel passato. E visto che nell’eternità ogni cosa possibile deve accadere, ne consegue che tutto deve già essere avvenuto!”.
Rimasi a bocca aperta. “un momento! Non capisco dove…”
“Oh la stupidità dell’uomo!” sibilò. “È come affermare, con Einstein, che non solo lo spazio, ma anche il tempo è curvo, quando dico che dopo il passare di un numero illi­mitato di millenni, le stesse cose si ripetono perché devono! È la Legge del Caso ad affermarlo, dato uno spazio di tem­po sufficiente. Passato e futuro sono la medesima cosa, per­ché ogni cosa che avverrà è già avvenuta in passato. Non riesci a seguire un filo logico così semplice?”
“Cosa? Sì, ma dove conduce?”
“Ai nostri soldi! Ai nostri soldi!”
“Cosa?”
“Ascoltami e non mi interrompere. In passato, ogni pos­sibile combinazione di atomi e di circostanze deve essersi verificata”. Si fermò e puntò contro di me il suo dito os­suto. “Jack Anders, tu sei una possibile combinazione di atomi edi circostanze! Possibile, visto che esisti in questo momento!”
“Intende dire… che io sono già esistito in passato?”
Ghignò. “Quanto sei perspicace! Sì, lo sei stato in passa­to e lo sarai di nuovo in futuro”.
“Trasmigrazione!” dissi quasi strozzandomi. “Ma non è un concetto scientifico!”
“Sul serio?” Aggrottò la fronte, come nello sforzo di rac­cogliere i propri pensieri. “Il poeta Robert Burns fu sepolto sotto un melo. Quando, molti anni dopo la sua morte, i suoi resti vennero rimossi per collocarlo fra i grandi di Westmin­ster Abbey, sai cosa trovarono? Lo sai?” gridò.
“Mi spiace, ma non lo so”.
“una radice! radice con un rigonfiamento per la testa, rami laterali per braccia e gambe, e altre ramificazio­ni più piccole per le dita dei piedi e delle mani. Il melo si era mangiato Bobby Burns… ma chi ne aveva mangiato le mele?”
“Chi… cosa?”
“Esattamente, chi e cosa. La sostanza che era stata Burns era penetrata nel corpo dei suoi compatrioti scozzesi, uomi­ni, donne e bambini, e nel corpo dei bruchi che ne avevano mangiato le foglie, per poi diventare farfalle e a loro volta essere divorate dagli uccelli nel folto della foresta. Dov’è Bobby Burns? Trasmigrazione, non la si può forse chiamare così?”
“Sì, ma non è la stessa affermazione che lei ha fatto su di me. Il suo corpo potrebbe aver vissuto e vivere ancora, ma in migliaia di forme diverse”.
“Ah! E quando un giorno, eoni ed eoni nel futuro, la Legge del Caso formerà un’altra nebulosa che si raffredde­rà attorno a un altro sole e a un’altra terra, non esiste forse la medesima possibilità che quegli atomi sparpagliati pos­sano riunirsi per formare un altro Bobby Burns?”
“Sì, ma che possibilità infinitesimale! Miliardi di miliar­di contro una!”
“Ma parlo dell’eternità, Jack! Nell’eternità quell’unica chance su miliardi di miliardi deve accadere… per forza!”
Mi aveva messo al tappeto. Fissai i lineamenti pallidi e bellissimi di Yvonne, poi gli occhi luccicanti di Aurore de Neant.
“Ha vinto” ammisi con un lungo sospiro. “E ora? Siamo ancora nel 1929 e il nostro denaro è stato ingurgitato dalle storture del sistema azionario”.
“Soldi!” grugnì. “Non capisci? Quel ricordo da cui era­vamo partiti, la sensazione di aver già fatto una cosa in pre­cedenza, quello arriva da un passato indefinitamente lon­tano o, tanto è lo stesso, da un altrettanto remoto futuro. Se solo… se solo riuscissimo a ricordare chiaramente! Ma ho trovato come”. Il tono della voce salì rapidamente a uno strillo acuto. “Sì, l’ho trovato!”
Gli occhi che mi guardavano erano preda del delirio. Così dissi: “un modo per ricordare le nostre precedenti incarnazioni?”. Dovevo riuscire a stimolarlo. “Per ricorda­re… il futuro?”
“Sì… come l’incarnazione!” La voce crepitava furiosa. “Reincarnatione, che in latino significa “attraverso la cosa nel garofano”, ma non si trattava di un garofano… era un melo. Il garofano è il dianthus carophyllus, fatto che compro­va come gli Ottentotti piantino dei garofani sulla tomba degli antenati, da cui l’espressione “stroncato sul nascere”. Se i garofani crescessero sui meli…”
“Padre!” intervenne bruscamente Yvonne. “Sei stanco!” La voce si addolcì. “Vieni, ti accompagno a letto”.
“Sì” ridacchiò. “A un letto di garofani”

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