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Eventi della settimana: libri e arte a Firenze.

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Riprende “La valigetta della fantasia“, la rassegna culturale itinerante ideata da Tiziana Fratini, e questa settimana proporrà un appuntamento con la letteratura thriller e uno con l’arte.

Mercoledì 6 Maggio, alle ore 17.30, Fabrizio de Sanctis, scrittore fiorentino, presenterà al pubblico il suo romanzo d’esordio “FORMAT. Crimine in diretta tv“, un thriller adrenalinico ambientato proprio nella Firenze dei giorni nostri.

Ambientato nella Firenze contemporanea, il romanzo inizia con una misteriosa videocassetta ricevuta dall’emittente locale, Klem Tv, ponendo il direttore di fronte a un dilemma atroce, e prosegue mostrando i crimini commessi dall’assassino seriale Format in diretta televisiva, con la complicità forzata degli spettatori, in quello che va, di fatto, configurandosi come un macabro reality show. Il commissario Siciliano e la sua squadra sono costretti a una corsa contro il tempo per fermare gli omicidi che stanno terrorizzando Firenze, un’atmosfera inquietante in cui l’autore pone cruciali interrogativi sulla responsabilità dei telespettatori nell’esprimere o meno il proprio dissenso, in un’epoca in cui la spettacolarizzazione mediatica degli eventi ha superato il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

FORMAT. Crimine in diretta tv” verrà presentato mercoledì 6 maggio alle 17.30 allo Spazio Glicine c/o La Fotocopia, in Via San Gallo 2r, in centro a Firenze.

Locandina Format-page-001Sabato 9 maggio invece sarà il turno dell’arte a fare padrone, con l’inaugurazione della mostra di Fernando Cucci presso la Libreria Fratini, in Via degli Alfani 4r. L’evento, che inizierà alle 17.30, sarà l’occasione per presentare “Diario di Viaggio“, il volume monografico dedicato all’artista pugliese che ne ripercorre la carriera.

Locandina Cucci

Sia “FORMAT. Crimine in diretta tv” che “Diario di Viaggio” sono disponibili per l’acquisto presso la Libreria Fratini, nelle librerie che ne fanno richiesta, sul sito della casa editrice e sul portale webster.it.

 

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Fratini Editore intervista Fabrizio de Sanctis, autore di FORMAT

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Fabrizio de Sanctis nasce a Firenze il 3 agosto del 1953. Figlio dell’avvocato Valerio de Sanctis, esercita la stessa professione dal 1980, soprattutto in campo penale. Amante della letteratura e della cinematografia gialla, è anche musicista, suonando attivamente in gruppo blues-rock. La sua squadra di calcio del cuore è la Fiorentina. Nel 2014 arriva finalista al Premio Alberto Tedeschi, organizzato da Giallo Mondadori, con il romanzo inedito “L’ultima corsa”, e ha l’onore di aprire la collana “I calami neri”, che Fratini Editore dedica alla letteratura gialla, con “FORMAT. Crimine in diretta tv”, un thriller a dir poco adrenalinico.

Ambientato nella Firenze contemporanea, il libro di de Sanctis mette in mostra i crimini commessi dall’assassino seriale Format, con la complicità forzata degli spettatori di Klem TV, obbligando il commissario Siciliano e la sua squadra a una corsa contro il tempo per fermare gli omicidi. Un’atmosfera inquietante in cui l’autore pone cruciali interrogativi sulla responsabilità dei telespettatori nell’esprimere o meno il proprio dissenso, in un’epoca in cui la spettacolarizzazione mediatica degli eventi ha superato il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Fratini Editore: Buonasera, Fabrizio! Iniziamo con una domanda di rito. Come mai hai scelto il genere thriller? È possibile che la tua formazione professionale abbia inciso nella scelta del genere?

Puro gusto letterario. Il mistero, il “giallo”, mi hanno sempre affascinato. Non credo, invece, che la professione che svolgo abbia influito, se non sulla conoscenza di luoghi e figure specifici (questura, tribunale, e quindi poliziotti, avvocati…).

Fratini Editore: A quali fonti ti sei ispirato? Quali sono i tuoi autori preferiti?

I miei autori preferiti sono molti. Dovendo sceglierne alcuni restringo a Jeffery Deaver, Michael Connelly, John Katzenbach, Nelson DeMille e, in Italia, il Faletti di “Io Uccido” e Donato Carrisi. Credo che il loro modo di scrivere mi abbia in qualche modo influenzato, anche se ho cercato, per quanto possibile, di tenere uno stile personale.

Fratini Editore: L’idea dell’uccisione in diretta tv mi ha ricordato Hunger Games, di S. Collins, in cui l’autrice mette in mostra un’umanità post-apocalittica. Nel continente di Panem (i resti della vecchia America) ogni anno, ciascun distretto in cui è diviso il continente deve inviare due tributi ad affrontarsi agli Hunger Games, un reality trasmesso in tutta la nazione dove i concorrenti devono uccidersi tra loro, di fronte a flotte festanti e avidamente interessate di spettatori, che ne parlano come stessero parlando del tempo. Il vincitore sarà colui o colei che sopravvivrà. Anche in questo caso, come in Format, assistiamo a una estremizzazione del processo di spettacolarizzazione mediatica degli eventi, iniziato ai giorni nostri. Come ti poni al riguardo? Credi che ci sia il rischio concreto verso una deriva (a)morale della società in questa direzione?

Domanda complessa. Premetto che, nel mio libro, non si “uccide” materialmente in diretta tv ma, piuttosto, si decide “chi” uccidere. In questo l’idea di partenza è diversa da quella di Hunger Games o del loro predecessore, un romanzo di Stephen King, “L’Uomo in Fuga”. L’elemento in comune è l’uso (distorto) del mezzo televisivo, che in parte, a mio avviso, è già iniziato. Gli esempi di trasmissioni che trattano di delitti, processi, indagini, si moltiplicano e il loro gradimento è costante, se non in ascesa. Io ci vedo una sorta di cannibalismo mediatico, sia da parte delle televisioni che da parte del pubblico. Il “mio” serial killer sfrutta questo cannibalismo unendolo al “format” (in senso televisivo) dei reality che, come me, giudica falsi e inquinati dal bisogno di apparire per piacere al pubblico. Nel “suo” reality non c’è niente di finto: il pubblico decide e lui uccide secondo il suo giudizio.

Fratini Editore: Una domanda leggera: qual è stato il momento più divertente o appassionante della stesura del testo?

Basta mettersi d’accordo sul concetto di “stesura”. Se intendiamo la scrittura materiale, posso dire di essermi “divertito” dalla prima all’ultima parola. In questa fase forse il momento più divertente è stato un messaggio del fidanzato di mia figlia (che ha letto il romanzo “a dispense”, via via che lo scrivevo), mandato dopo una parte abbastanza cruenta; diceva: “Ma cosa hai mangiato ieri sera?” Se invece la stesura comprende anche tutto il lavoro di editing, allora le notti in redazione fianco a fianco con l’editore sono state sicuramente affascinanti, anche se faticose.

Fratini Editore: Cos’hai provato quando hai terminato di scrivere il romanzo? Come ti sei sentito?

Soddisfatto per essere riuscito ad arrivare in fondo. Era la sfida con me stesso: vedere come riuscivo a sviluppare l’idea e, appunto, se ero in grado di arrivare alla fine. La ragione è molto semplice: dopo l’idea iniziale è arrivato il canovaccio, nel senso di abbozzo mentale della vicenda, all’interno del quale avevo chiara solo la fine; nel mezzo, lo sviluppo è venuto fuori via via che scrivevo. Quindi, portare il tutto alla conclusione che immaginavo è stato poter dire “Ce l’ho fatta!”

Fratini Editore: Progetti letterari per il futuro? Stai lavorando a qualcosa? Puoi darci una piccola anticipazione?

Volendo, il secondo romanzo è già pronto. È una vicenda con qualche risvolto nel paranormale e si muove nel mondo dei cartomanti, maghi, veggenti e simili. Il filo conduttore originariamente dovevano essere i Tarocchi, poi ho scoperto l’esistenza di un mazzo di carte creato a Firenze, a cavallo del medioevo e del primo Rinascimento (qualcuno sostiene ancora prima), simile ai Tarocchi ma con più carte e quindi più complicato. Sono le cosiddette Minchiate Fiorentine, una tradizione che si è persa nel corso dei secoli e che ho cercato di recuperare, a mio modo, sia, appunto, per la loro fiorentinità (ci giocava perfino Lorenzo il Magnifico), sia per la loro bellezza, di gran lunga superiore a quella dei normali Tarocchi.

Grazie Fabrizio! E in bocca al lupo con i tuoi lavori futuri! Per acquistare “FORMAT. Crimine in diretta tv”, visitate il catalogo della Fratini Editore.

desanctis

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La bambina e il buio di Claudio Barrella

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La_bambina_e_il_buio_cop1LA BAMBINA E IL BUIO di Claudio Barrella

(FRATINI editore, I Calami Brevi 2, pp. 158 a stampa/epub)

* Pagine in anteprima *

[…]
– Vada ad aprire, barone. Un po’ di coraggio – lo rincuorò Maffei.
Il barone aprì la porta con una cattiva sensazione addosso.
– Focu meu! – urlò spaventato il barone in preda al panico.
Una bambina gracile e ossuta era dietro la porta. Uno scheletro a osservarla meglio. Guardava il barone con il viso smarrito, assente. Un fragore di luce esterna proveniente dalle finestre delle scale la illuminava a ritmi alternati ed evidenziava la pochezza della sua costituzione fisica. -Appariva come un fantasma a digiuno da secoli, messo in penitenza a pane e acqua. L’unica cosa che dava segni di vita erano gli occhi. Palle fisse e cerchiate di tumefazioni, forse occhiaie di preoccupazione sostenute da molto tempo. Facevano paura, incutevano imbarazzo, apparivano come il segno aberrante del maligno.
Fu la fotografia scattata dalla mente malferma del barone.
– È solo una bambina impaurita – esclamò sorridendo l’ispettore in vena di smancerie.
– Davvero? Ha ragione, forse – aggiunse il barone pensando che il proprio timore panico stesse prendendo delle pieghe troppo pericolose.
– Come ti chiami?
L’ispettore cercò un contatto. Sembrava di avere a che fare con l’alieno ne “Gli incontri ravvicinati del terzo tipo”.
La bambina non rispose. Aveva la testa persa altrove, un turbamento che le impediva di reagire.
– Forza bambina, dicci di chi sei figlia, che ti riportiamo a casa!
Il barone voleva scrollarsela di dosso, quella figura smilza di essere umano dell’età all’incirca di sette anni lo metteva a disagio. Era difficile spiegare perché la sua psiche si comportasse in quel modo allucinato e irrazionale.
– Barone, non la spaventi. Non vede che ha paura?
– Focu! Da quando è diventato così sensibile alla natura umana?
– Forse non è troppo piccola per i suoi canoni femminili?
– Sto solo cercando di non metterla ulteriormente in confusione.
Un’altra scarica di fulmini. Il barone tremò come un coccodrillo alla sua prima nuotata nell’oceano. Il temporale, quella bambina che aveva gli occhi del maligno!
– Ha del latte in cucina?
L’ispettore era proprio diverso dal solito, affettuoso e si preoccupava della piccola. Il barone obbedì, ogni tanto si guardava intorno facendo luce con la torcia, temeva che qualche sabba quella notte avesse risvegliato contemporaneamente zombie, vampiri, licantropi e chupacabras.
Il barone andò e tornò. La bambina rimase di ghiaccio seduta in poltrona, mentre i due adulti cercavano di decifrare l’arcano. La piccola da sola nel cuore della notte nel bel mezzo di un temporale. Che senso aveva? E poi perché era venuta a bussare proprio al barone, considerando anche che il portone d’ingresso era chiuso?
– Che dice?
– Di cosa? – rispose il barone con la testa che non la smetteva di partorire insani mostri.
– Della situazione? Ormai è tardi per fare una ricerca. -Domani mattina per prima cosa la porteremo dal maresciallo Nicosia e vedremo di chi è figlia.
– Domani mattina?
– Vorrebbe svegliare i carabinieri all’una di notte? Che le succede? – disse il barone prendendo in disparte l’ispettore.
– La bambina m’inquieta!
– In che senso?
– Ha presente quella sensazione d’irrequietezza quando un brivido le percorre la schiena?
– Certo, ma?
– Tocchi la mia fronte. Sto sudando freddo. Forse ho anche la febbre.
Maffei si mise a ridere beatamente senza fare troppi schiamazzi.
– Non ci posso credere. Non abbiamo un fantasma in casa e nemmeno il demonio.
– Dice?
– Insomma, è alta appena un metro, più ossa che carne, ha un bellissimo viso ed è spaventata.
– Ha verificato con cura? – domandò il barone con sospetto.
– Barone, non crederà che quella bambina sia una strega oppure un poltergeist?
Il barone si rendeva conto che le sue paure erano ataviche e senza senso. Quindi si ricompose, non poteva continuare con quello spettacolino indecoroso per il suo blasone.
– No, certamente. Ammetterà che è una situazione insolita.
– È il suo punto debole! – chiosò l’ispettore con fermezza.
– Quale?
– Ha paura del buio!
– Non dica sciocchezze. Si ricordi da dove provengo. Un mio lontano avo faceva parte della società dei lumi e mio nonno era un galileiano convinto. […]

http://www.fratinieditore.it/la_bambina_e_il_buio.html

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