Una famiglia di Paolo Ciampi

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Dal reportage biografico “UNA FAMIGLIA” di Paolo Ciampi, Giuntina 2010.

E’ uscito un nuovo romanzo dalla fertile penna di Paolo Ciampi, dalla sua passione di rintracciare storie e dal suo intento di regalare memoria  alle vite invisibili… Un romanzo dal titolo accogliente, in cui a tutti è data la possibilità di ritrovare valori umani universali e all’apparenza “fuori moda”, ma che si rivelano sempre più necessari per l’equilibrio delle nostre vite. Rispetto ad altre storie affrontate da Paolo Ciampi, qui la biografia non riguarda specificatamente le vicende di un solo individuo e le sue relazioni sociali e affettive, come accade in “Un nome” a proposito dell’insegnante ebrea Enrica Calabresi o in “Beatrice” poetessa dell’Appennino, ma abbraccia volutamente più esistenze, “una famiglia” appunto, ma  con delle forti tradizioni e delle radici culturali che nemmeno le violenze, la crudeltà e gli orrori della seconda guerra mondiale riescono a frantumare. La famiglia Ventura è una famiglia della borghesia ebraica italiana che subirà le pene di un tragico destino, ma che potrà avvalersi anche di un dignitoso riscatto morale, di quella forza dell’amore e della speranza che ne fa un albero rigoglioso nelle generazioni successive. Il libro avvicina non solo alla Shoà, sensibilizzando il lettore agli eventi drammatici e inaccettabili che hanno segnato gli ebrei e l’intera umanità ma richiama i giovani a quei valori etici che hanno una radice comune nella storia dell’uomo e che sono intramontabili. Le pagine di Paolo Ciampi, di cui consiglio vivamente la lettura, sono scritte inoltre con quella dovizia di particolari  che denotano un’accurata ricerca storica; le sue “parole simbiotiche” con i personaggi lo caratterizzano al di fuori del tradizionale reportage giornalistico, dove è poco consentito emozionarsi. Tizy* scripsit 1.3.2010

Il libro UNA FAMIGLIA è stato inserito in un lungo calendario di presentazioni che hanno avuto inizio con le celebrazioni della Giornata della Memoria del 27 gennaio 2010 e che si stanno svolgendo in questi mesi a Pisa, Prato, Pistoia, Firenze anche nelle scuole.

Per le recensioni in merito si segnalano:

“Dolore e paura: cartoline dall’inferno” ed “Eppure siamo ancora vivi ” di David Fiesoli su “Il TIRRENO”

http://www.giuntina.it/ElencoRecensioni/Una_famiglia_466/

I libri di Paolo Ciampi

  • Gli occhi di Salgari  (Polistampa 2004, ristampa 2007) – biografia (vincitore premio Castiglioncello 2004)
  • Il poeta e i pirati (Polistampa 2005) – biografia – Finalista premio Firenze
  • Un Nome (Giuntina 2006, ristampa 2007) – biografia – vincitore premio Villa Morosini per la narrativa, secondo premio Livio Paoli per la narrativa, finalista al premio Alessandro Tassoni di Modena e al premio Firenze
  • Beatrice (Sarnus 2008) – narrativa. Primo Premio “Calliope” e “Livio Paoli”; secondo premio “Maestrale” e il “Litorale”, finalista al premio di letteratura naturalistica “Parco Majella”.
  • Le parole e il silenzio. Sulle orme di Tiziano Terzani (edizioni di Romena 2008) – saggistica, scritto insieme a Massimo Orlandi
  • Caduti dal Muro (Vallecchi 2008) –  saggistica, scritto insieme a Tito Barbini. Vincitore del premio “Scrittore toscano 2009″
  • Una famiglia (Giuntina 2010)
  • Una domenica come un’altra (Mauro Pagliai 2010)
  • Miss Uragano (Romano Editore 2010)

Stralci di recensioni:

Il Tirreno su Il poeta e i pirati
Il giornalista fiorentino Paolo Ciampi racconta le straordinarie avventure del poeta toscano Filippo Pananti, sepolto in Santa Croce a Firenze, che fu schiavo ad Algeri nei primi anni dell’Ottocento, uno degli ultimi cristiani catturati dai pirati che infestavano la città, ma uno dei primi occidentali dell’epoca moderna a raccontare il Maghreb e l’Islam. Pur affascinato, suo malgrado, dal mondo islamico, e assertore dell’uguaglianza fra tutti gli uomini, il poeta invoca una nuova Crociata per la civiltà contro i covi dei pirati, ma si rende conto che l’occupazione militare avrà un costo enorme in vite umane. Così l’Algeria di ieri diventa l’Iraq di oggi, e già si agita lo spettro dei kamikaze…

Domenico del Nero su Il poeta e i pirati (Giornale della Toscana del 9 novembre 2006)
Da cantore dei giacobini a schiavo dei pirati di Algeri, è un bel salto; e se poi la storia ha avuto qualche perplessità a dire chi fosse più “turco” fra i due, per il povero Filippo Pananti non c’erano dubbi; con i primi non si era scottato, con i secondi ci aveva rimesso la camicia e peggio. Un caso veramente singolare, quello del poeta mugellano di Ronta Filippo Pananti (1766–1837) oggi pressoché sconosciuto, ma un tempo stimato e riverito al punto di meritarsi un posticino tra le glorie italiche di Santa Croce. Un autore arguto e faceto, sorta di Pievano Arlotto dei suoi tempi, pronto nella vita e nell’arte allo scherzo e alla battuta: un toscano autentico, amante del buon vino e della buona compagnia. Brillava soprattutto nell’epigramma, a volte francamente osceno, a 59volte semplicemente burlesco, come questo: «Una donna vicina al partorire/Ponzava e dava segno di patire./Il marito esternava gran pietà/ai duoli di sua tenera metà./Gli disse allor colei: non v’affligete/perché voi colpa alcuna non avete». Proprio a un tipo come questo doveva capitare l’incredibile avventura di essere uno degli ultimi italiani a esser fatto schiavo dei pirati algerini; una schiavitù durata solo qualche giorno, ma molti suoi compagni di viaggio e di sventura non ebbero la stessa fortuna…
A riportare questo simpatico mugellano alla ribalta della storia da cui è stato ingiustamente sfrattato ha ben pensato Paolo Ciampi con il libro Il poeta e i pirati. Le straordinarie avventure di Filippo Pananti, schiavo ad Algeri, edito da Polistampa. L’autore, giornalista fiorentino, rinuncia al saggio di taglio scientifico e dà alla sua opera un simpatico e gradevole piglio da reportage del passato: con assoluta fedeltà ai fatti e alle fonti, spesso inedite e d’archivio, ricostruisce il ritratto a tutto tondo di un toscano doc che si trovò a vivere in tempi decisamente agitati e movimentati, e volle provare a dir la sua, ad essere, se non proprio protagonista, perlomeno comprimario nei grandi drammi che la storia metteva in scena in quegli anni turbolenti. In modo bonario, però, affidandosi alla forza delle parole e non alla violenza delle armi…

Riccardo Michelacci su Un nome (Diario)
Ci sono storie troppo intense e significative per non provare a strapparle all’oblio che le ha sepolte per decenni. Lo scrittore fiorentino Paolo Ciampi ha riannodato i fili della memoria e ha ricostruito la vicenda di Enrica Calabresi, la professoressa ebrea che nel 1944 decise di togliersi la vita nel carcere di Santa Veridiana, a Firenze, pur di sfuggire ai campi di sterminio nazisti. Per opporre la concretezza di una singola persona all’astrattezza dell’antisemitismo e per cercare di dare un’anima all’orrore, Ciampi ha scelto la vicenda di una donna né famosa, né eroica, soltanto “un nome” finora introvabile negli archivi e mai citato nelle bibliografie dedicate all’Olocausto. Sottraendosi alla deportazione con la morte, Enrica Calabresi è rimasta esclusa da tutti gli elenchi delle vittime e da qualsiasi libro della memoria… Questo libro triste ma necessario cerca di fornire una risposta a tale interrogativo. La fiala di un potente veleno, che la donna porta con sé negli ultimi mesi di vita, sarà l’ultima difesa nella sua silenziosa resistenza all’orrore, la sua estrema rivendicazione di libertà.

Loredana Ficicchia  su Beatrice (dal Corriere della sera – Corriere Fiorentino del 3 giugno 2008)
Non sapeva né leggere né scrivere, ma improvvisava ottave con la stessa disinvoltura con cui spaccava legna da ardere e dava da mangiare a Ghirlanda, la sua affezionata vacca. Della poetessa ignorante dell’Appennino, il cui nome, Beatrice, risuona ancora argentino nella letteratura toscana dell’Ottocento come il suo canto nella montagna pistoiese, poco o nulla sapremmo se uno dei più grandi scrittori dell’epoca, Renato Fucini, non avesse raccolto i suoi versi attirando la curiosità di altri intellettuali dalle pagine della Nuova Antologia. Primo fra tutti, Niccolò Tommaseo che, rimanendo folgorato davanti a quella giovane pastorella dai grandi occhi neri e riccioluta, che cantava al suo amato: innanzi ch’io ti lassi e t’abbandoni perfino gli aranci faranno i limoni!, di lei non smetteva di parlare nei salotti fiorentini, allungandone la fama. Ed ecco un altro risarcimento. Arriva in edicola dalla felice penna di Paolo Ciampi. Lo scrittore e giornalista in Beatrice. Il canto che conquistò la capitale (Sarnus) racconta in 130 pagine una storia straordinariamente generosa, autentica sul versante biografico e romanzata nell’immaginario incontro di Beatrice, in punto di morte, con Fucini che corre trafelato al suo capezzale incrociando il prete sulle scale. Ma qui comincia il bello.

Michele Brancale su Beatrice (da Avvenire del 19 agosto 2008)
Beatrice Bugelli di Pian degli Ontani, la cui esistenza si è dipanata dal  1803 al 1885, dalla Toscana granducale all’Italia unitaria, sulla montagna  pistoiese e con qualche puntata a Firenze, non è una macchietta, non è l’icona  folcloristica e umile di ricchi mecenati inglesi di passaggio nell’Italia dell’ Ottocento. La «poetessa montanara », interprete dell’ottava rima stimata e  raccolta da Tommaseo, Ruskin e Renato Fucini – lei, infatti, non ha scritto  nulla – è una figura con un suo spessore umano che riflette la sapienza con-  tadina germinata su un forte senso di pietas cristiana. È una cultura che si  colloca nel solco della riflessione dei pastori e del loro canto, antico e  celebrato, non di rado frutto del rapporto con Dio negli spazi, talvolta  sconfinati, dell’erranza. Alla poetessa lo scrittore Paolo Ciampi ha dedicato  il suo   Beatrice, edito da Sarnus (pagine 138, euro 10). Vi ha trovato non solo la  possibilità di scrivere una bella storia, ma anche uno specchio del sentire  possibile, da assumere dal contesto contadino- montanaro ottocentesco e da  inverare nell’uomo urbanizzato di oggi.

Mariella Cambi su Beatrice (da Toscana Oggi del 30 novembre 2008)
Un libro poetico e dolce quello di Paolo Ciampi; e come è stato detto “intenso come una preghiera dedicata alla bellezza”. E all’amore, specialmente per la montagna, di cui questo libro è un inno. E dopo averlo letto si scopre che è un inno alla vita tutta.

Miss_UraganoE’ uscito il nuovo libro di Palo Ciampi MISS URAGANO, Romano Editore Collana Storie n.7, 2010, per gli amanti delle biografie o per coloro che sono interessati alla storia d’Italia. E’ un inedito ritratto dell’inglese amica di Garibaldi e Mazzini, Jessi White, infermiera dei Mille, legata con le sue vicende alla storia del Risorgimento.

Biografia dell’Autore

PAOLO CIAMPI giornalista e scrittore, ha lavorato come redattore o corrispondente per diversi quotidiani, dal Giornale di Montanelli al Manifesto, dal Secolo XIX al Tirreno, e oggi è redattore nell’Agenzia di informazione del governo regionale della Toscana. Si divide tra la passione per i viaggi e le esplorazioni di tutti i tempi e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della Storia.

Ha all’attivo otto libri, tre dei quali sono biografie scritte con il taglio dell’inchiesta giornalistica e il ritmo del romanzo. Con Gli occhi di Salgari (2004 e ristampa primavera 2007) ha vinto il premio Castiglioncello assieme alla Comencini. Finalista al Premio Firenze con Il poeta e i pirati (2005), con Un nome (edizioni Giuntina 2006, prima tiratura esaurita in pochi mesi, nono libro per vendite nella storia della casa editrice) ha vinto il premio nazionale Villa Morosini ed è stato finalista al premio Alessandro Tassoni di Modena.

Dal libro Un nome è stato tratto anche lo spettacolo teatrale Un nome nel vento, presentato in occasione della Giornata della Memoria, ha già avuto diverse repliche fino ad oggi. Diverse recensioni significative sono uscite su testate nazionali come il Venerdì di Repubblica, QN, Airone, Diario, Qui Touring

Di Beatrice, altro suo romanzo uscito nell’estate 2008 e arrivato già alla seconda edizione, si sono già occupate testate come il Giornale, edizione nazionale, e l’Avvenire (recensione del 19 agosto). In seguito è uscito anche il volume Le parole e il silenzio, curato assieme a Massimo Orlandi per le edizioni di Romena, e nei mesi scorsi Caduti dal muro, scritto con Tito Barbini per la Vallecchi.

Gli occhi di Salgari 2004

Il poeta e i pirati 2005

Un nome 2006

Beatrice 2008

Per conoscere meglio la penna di Paolo Ciampi, le sue passioni per i viaggi e le “memorie” potete visitare il suo blog:

http://ilibrisonoviaggi.blogspot.com

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