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Ucronia: un’altra storia, infinite storie.

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UCRONIA: UN’ALTRA STORIA, INFINITE STORIE.

Proprio in questi giorni di inizio anno, è stato trasmesso, sul canale streaming di Amazon, il pilot della (futura) serie “The Man in the high Castle”, tratta dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick, autore che non ha bisogno di lunghe presentazioni. Nato a Chicago nel 1928 e morto a Santa Ana nel 1982, è stato un prolifico scrittore americano, soprattutto nel campo della fantascienza. Molti suoi romanzi e racconti sono stati fonte di ispirazione per numerosi film passati alla storia; qualche esempio? Blade Runner, su tutti, ma anche Minority Report, Paycheck, Atto di Forza, Next, Total Recall e altri. Nelle sue opere, Dick tratta tematiche profonde, che le rendono ben più di semplici avventure spaziali, approfondendo lo spirito critico degli anni del Secondo Dopoguerra, in cui inizia a scrivere. Nelle sue pagine trovano spazio temi disparati: il confronto tra reale e irreale, la guerra (sia terrestre che addirittura interplanetaria), le donne, i tradimenti, la follia, la morte, il tempo. Quest’ultimo argomento si presta a uno sviluppo elastico, complice la fervida fantasia dell’autore, che gioca con il tempo, presentandolo come una linea da modificare con un’apposita macchina del tempo, come in “Il dottor Futuro” (Dr. Futurity) o “I simulacri” (The Simulacra, ambientato in un ipotetico XXI secolo dominato dagli Stati Uniti d’America e d’Europa), o futuri lontani, passati remoti e presenti ipotetici.

Proprio la rappresentazione di un diverso corso della storia è alla base dell’ucronia, termine coniato dal filosofo francese Charles Renouvier (uchronie), in un saggio dato alle stampe nella seconda metà del Diciannovesimo Secolo, di chiara derivazione greca (nessun tempo, da οὐ «non» e χρόνος «tempo»), poi mutuato in italiano nel Ventesimo Secolo. Come ci ricorda la Treccani, l’ucronia “consiste nella sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili”; è, nella pratica, una riscrittura della storia, una nuova stesura che va a sostituirsi all’originale. Il termine riprende il ben più antico utopia, imperniandosi però su un piano temporale anziché spaziale. Progetti ucronici prendono spunto dalla domanda “cosa sarebbe successo se” (il noto “What if?” inglese), ad esempio, l’Inghilterra fosse riuscita a reprimere le rivolte nelle colonie americane, se Napoleone non fosse stato sconfitto a Waterloo o se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale. Un tema, quest’ultimo, sviluppato da vari autori nel Secondo Dopoguerra; già durante il conflitto, infatti, molti osservatori avevano iniziato a immaginare come sarebbe stato il mondo, alla fine della guerra, generando varie opere fantapolitiche (e progetti di spartizione del mondo da parte delle potenze vincitrici).

Prima ancora del Novecento, però, persino prima ancora della creazione di un termine atto a indicare tale genere, esistevano opere letterarie inquadrabili sotto la voce “ucronie”. Nella raccolta Ab Urbe Condita, Tito Livio (redatta a cavallo tra I secolo a.C. e d.C.) immagina che il grande condottiero Alessandro Magno abbia sviluppato il suo impero verso occidente, anziché muovere, come realmente accaduto, verso oriente, chiedendosi quale sarebbe stata la sorte di Roma se si fosse scontrata con Alessandro. Con il testo Storia della Toscana sino al principato (pubblicato postumo nel 1813), Lorenzo Pignotti immaginò cosa sarebbe potuto succedere se Lorenzo il Magnifico non fosse morto nel 1492. Tra le ipotesi principali, una strenua difesa della penisola da parte dello statista mediceo contro le armate straniere, che la invasero agli inizi del Sedicesimo Secolo, e la repressione della riforma protestante prima che potesse divampare. Persino Winston Churchill (frequente protagonista di ucronie elaborate da altri) si cimentò nel genere, quando nel 1931 lo storico inglese J. C. Squire propose a personalità autorevoli della cultura e della politica contemporanea di ricostruire alcuni snodi cruciali della storia dell’umanità, riunendo poi tutti i lavori in un’antologia dall’efficace titolo: “Se la storia fosse andata diversamente” (If it had happened otherwhise). Churchill, per l’occasione, scrisse un saggio riguardo a un esito diverso della battaglia di Gettysburg (anticipando il nostrano Prosperi!).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e sulla scia dei devastanti eventi che avevano lasciato un segno tangibile nella mente e nei cuori di chi l’aveva vissuta, o subita, le opere ucroniche fiorirono in massa, incentrandosi prevalentemente su una diversa conclusione del conflitto. Philip K. Dick aprì la strada nel 1962 con il romanzo “The Man in the high Castle” (tradotto e pubblicato vari volte in Italia come “La svastica sul sole”, sebbene ne esista anche una traduzione dal titolo più fedele “L’uomo nell’alto castello”, Fanucci Editore, 2001).

Vincitore dell’edizione 1962 del Premio Hugo (assegnata ogni anno a romanzi di genere fantasy o fantascientifico superiori alle 40000 parole), “La svastica sul sole” immagina un mondo in cui il Terzo Reich e l’Impero Giapponese hanno vinto la guerra, spartendosi il mondo e diffondendo il nazismo ovunque. Ecco quindi che quelli che un tempo erano gli Stati Uniti d’America vengono divisi in tre territori, subendo una divisione simile a quella incontrata dalla Germania post-1945: la costa orientale, sotto controllo tedesco, quella occidentale (Stati americani del Pacifico), sotto i giapponesi, e gli Stati delle Montagne Rocciose, al centro, uno stato cuscinetto. La riscrittura della storia non è solo disegnare una nuova cartina del mondo, ma incide in profondità, sulla vita quotidiana degli individui, caratterizzata da una forte perdita di libertà.

Da notare, all’interno del romanzo, la presenza di un personaggio (lo scrittore Hawthorne Abendsen) che ha scritto l’opera fantapolitica “La cavalletta non si alzerà più” (The Grasshopper Lies Heavy), in cui Hitler ha perso la guerra, generando una contrapposizione tra due mondi che è non solo esterna al romanzo (per chi, cioè, legge e sa che la storia non è andata in questo modo) ma anche interna, coinvolgendo gli stessi personaggi e offrendo loro un’altra ucronia. Questo libro nel libro è ciò che, in letteratura, viene definito pseudobiblium, un libro mai scritto ma citato come vero, come il Necronomicon di Lovecraft.

Dal romanzo è stata tratta una serie televisiva, di cui è andato in onda di recente solo il primo episodio (pilot) ma non su una rete americana bensì sul canale streaming di Amazon.com. La produzione è stata affidata alla Scott Free Production, la compagnia di Ridley Scott (regista, tra l’altro, di Blade Runner, che la produzione ha voluto omaggiare con un piccolo riferimento), il soggetto e la sceneggiatura sono di Frank Spotnitz, già autore di alcuni episodi di X-Files. Il pilot è disponibile per il download immediato ma la decisione o meno di proseguire la serie dipenderà dal successo riscosso, ossia da quanti download e giudizi positivi riceverà questo primo episodio.

Concludendo con i romanzi ucronici, impossibile non segnalare Fatherland, di Robert Harris, un giallo fantapolitico scritto nel 1992 che immagina un Secondo Dopoguerra dominato dallo scontro tra gli USA e il Terzo Reich, vincitore del conflitto mondiale. Per l’Italia, essendo ancora forte il ricordo del Ventennio Fascista, le opere ucroniche tendono a concentrarsi su questo argomento, immaginando che Mussolini non sia entrato in guerra e sia rimasto al potere. Un esempio è l’Epopea Fantastorica di Enrico Brizzi, una trilogia dedicata a Lorenzo Pellegrini, giornalista bolognese del quotidiano sportivo Stadio, che vive negli anni ’60, in una Repubblica Italiana retta dal Duce, ormai vecchio, che governa anche sulle cosiddette “Repubbliche Associate” (Libia, Albania, Corsica, Malta, Egeo e Africa Orientale).

Il più prolifico scrittore italiano di ucronia è indubbiamente Pierfrancesco Prosperi, autore di centinaia di racconti, fumetti e una dozzina di romanzi. Tra i tanti, da ricordare “Seppelliamo Re John” (romanzo sia di fantascienza, in quanto ambientato in vari momenti del futuro, sia ucronico, in quanto viene ipotizzato che il Presidente Kennedy non sia rimasto assassinato, e anzi viene imbastito addirittura un viaggio nel tempo per ucciderlo!) del 1973, “Garibaldi a Gettysburg”, che ipotizza cosa sarebbe successo se Garibaldi avesse aiutato i nordisti durante la guerra civile americana (la differenza più notevole è la scomparsa degli USA a favore della Condeferazione degli Stati Uniti d’America), fino al più recente Undicimila Settembre, edito da Fratini Editore, 2014, in cui lo scrittore aretino torna a giocare con la storia in occasione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II e della riunione di tutti i potenti della Terra a Roma.

È chiaro, infine, che il genere ucronico trovare applicazione, non solo in letteratura, ma anche nella cinematografia e nelle storie a fumetti, con un potenziale praticamente infinito, purché sostenuto da un’ottima conoscenza storica che permetta di ricreare scenari (im)possibili come fossero reali. La miniserie a fumetti Watchmen, di Alan Moore (da cui è stato tratto un bellissimo film nel 2009), narra le avventure di un gruppo di supereroi in crisi, la cui la presenza nella società statunitense ha comportato un epilogo diverso per alcuni avvenimenti storici, come la vittoria degli USA in Vietnam. La Marvel Comics ha creato un’apposita collana “What if?”, dove è apparsa la figlia (mai nata) di Peter Parker, che ha seguito le orme paterne diventando Spider Girl. Tiziano Sclavi dedica all’ucronia il numero 240 di Dylan Dog, mentre la serie anime e manga Code Geass si svolge in un mondo dove si sono verificati eventi storici diversi da quelli realmente accaduti.

Le potenzialità, come detto, sono infinite, al punto che, navigando in rete, è possibile imbattersi in siti internet dedicati alla ideazione e allo sviluppo di interi progetti ucronici. Un’altra storia, infinite storie.

Alessio Del Debbio

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Cinema e Pittura a Firenze

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Proseguono in novembre nella biblioteca di FST-Mediateca, in Via San Gallo 25 a Firenze, in collaborazione con L’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE nell’ambito delle attività della cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea per la Scuola di Pittura (Prof. Giandomenico Semeraro) e della Cattedra di Storia del Cinema e del Video per la Scuola di Scenografia (Prof. Stefano Socci) gli incontri a ingresso libero di “CINEMA E PITTURA” con il seguente calendario:

Martedì 15 Novembre, ore 17,15
CINEMA MUTO “Christus” di Giulio Antamoro (Ita 1916)
“Rigadin peintre cubiste” di Georges Monca (Fra 1912)

Martedì 22 Novembre, ore 17,15
ANNI TRENTA E QUARANTA “O la borsa o la vita” di Carlo Bragaglia (Ita 1933)

Martedì 29 Novembre, ore 17,15
ANNI CINQUANTA “Sul ponte dei sospiri”di Antonio Leonviola (Ita 1952)

Martedì 6 Dicembre, ore 17,15
ANNI SESSANTA “Dillinger è morto” di Marco Ferreri (Ita 1969)

Presenta il Prof. Francesco Galluzzi, Cattedra di estetica dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Gli incontri hanno finalità didattica e conferiscono N.1 credito.
INFO: 055 2719062 / documentazione@mediatecatoscana.it

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Voce a Pinocchio

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Nell’ambito della Rassegna “Ottobre Piovono Libri” a Firenze la Mediateca Toscana organizza una serie di appuntamenti dedicati alla figura di Pinocchio con ingresso libero. Mercoledì 12 ottobre alle ore 17,00 presso il Cinema Odeon a Piazza Strozzi viene proiettato il film PINOCCHIO, regia fi Giulio Antamoro (Italia 1911 – 42′) e il film PINOCCHIO, IL PESCECANE E IL MARE ALL’OSMANNORO, regia di Leandro Giribaldi (Italia 1995 – 38′). Intervengono Cristina Jandelli (UniFi), Alessandra Maggi (Presidente Istituto Degli Innocenti), Aldo Cecconi (Giunti Editore), Roberto Innocenti (noto illustratore di libri) e Roberto Maini (Direttore Biblioteca Marucelliana). Martedì 18 ottobre ore 16,30 presso il Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti, P.zza Santissima Annunziata, 12 si svolgerà la tavola rotonda: “Essere bambini a Firenze ai tempi di Pinocchio”. Info: documentazione@mediatecatoscana.it

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