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ContestCULTURA – Regolamento

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ContestCULTURA

contest CULTURAIn occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, Fratini Editore lancia un contest fotografico a tema culturale aperto a tutti, da 18 anni in su. Il contest si concluderà alla mezzanotte di Sabato 5 Settembre 2015.

La partecipazione al concorso è gratuita.

Per partecipare, ciascun concorrente dovrà:

1) Essere fan della pagina Facebook della Fratini Editore  o in caso di mancata registrazione su Facebook essere iscritto alla newsletter del sito ufficiale della casa editrice.

2) Inviare alla redazione un selfie (autoscatto) scattato con un libro della Fratini Editore insieme ad una seconda fotografia che mostri la propria idea di CULTURA. Idea che può scaturire da paesaggi, oggetti, soggetti, qualunque cosa stimoli la creatività e susciti l’emozione di chi interagisca con essa.

Il materiale dovrà pervenire entro la mezzanotte di Sabato 5 Settembre 2015 alla redazione della Fratini Editore, in un’unica mail con oggetto: ContestCULTURA, e con allegati le due fotografie (selfie con libro Fratini + foto Cultura), i dati anagrafici e di contatto del partecipante. Indicare inoltre se si è fan della pagina FB della casa editrice oppure la mail di iscrizione alla newsletter.

L’indirizzo email cui inviare il materiale è ufficiostampafratini@gmail.com

Le fotografie dovranno essere ad alta risoluzione, in formato JPEG e avere un titolo specifico e il nome dell’autore. Esempio: Oltrelenuvole_MarioRossi.

Tra tutte le fotografie pervenute a tema Cultura, la giuria sceglierà, a suo imprescindibile giudizio le tre migliori.

Premi:
Il terzo classificato riceverà un ebook, titolo a scelta del vincitore dal catalogo della Fratini Editore.
Il secondo classificato riceverà un libro cartaceo, titolo a scelta del vincitore, dal catalogo della Fratini Editore.
Il primo classificato vedrà la sua fotografia pubblicata sulla copertina di un libro della Fratini Editore.

Giuria:
Alessio Del Debbio, scrittore young adults, presidente della giuria e ideatore del contest
Mirko Tondi, giornalista e scrittore fiorentino
Marco Anastagi, grafico editoriale
Nicola Fanini, fotografo e videomaker
Tiziana Fratini, editore

Premiazione:
La proclamazione dei vincitori avverrà tramite comunicazione email e la premiazione si svolgerà Domenica 14 Giugno 2015, ore 18.00 durante la serata conclusiva della rassegna “La valigetta della fantasia” di Tiziana Fratini, presso i locali del ristorante “La Pentola dell’oro”, in Via di Mezzo, 24 ang. via dei Pepi a Firenze.

ATTENZIONE: LA SCADENZA E’ STATA SPOSTA A SETTEMBRE. Per cui anche la premiazione si svolgerà a Settembre in un evento culturale organizzato dalla Fratini Editore.

Tutto il materiale inviato non sarà restituito.

Per informazioni, contattare la redazione di Fratini Editore.
Email: ufficiostampafratini@gmail.com
Telefono: 055/2466222 (dal martedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30)
http://www.fratinieditore.it
http://www.facebook.com/FratiniEditore

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La pelle dell’orso e del perché alcuni libri e autori sembrano calamite

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Qualche tempo fa avevo scritto un articolo in questo blog che spiegava, anzi elencava quello che, a mio avviso, sono i motivi che spingono una persona a comprare un libro.
Oggi alla luce dell’ennesimo successo editoriale di FV (ebbene non voglio usare il suo nome al fine di fare ancora più pubblicità al suo libro e alla sua persona), mi viene da pensare ad un altro aspetto che non avevo considerato, ma che alla fine premia tutti gli acquisti che facciamo, da quelli più piccoli a quelli più consistenti.

Ti faccio un esempio, seguimi.
Perché vai a prendere un caffè in un bar rispetto ad un altro, anche se ti costa fare un percorso più lungo? Pensaci bene, non si tratta solo del fatto che il caffè è più buono, ma spesso perché quel posto, il modo in cui ti accolgono, l’ambiente, le persone ti comunicano un’energia che vuoi acquisire.

Allo stesso modo l’acquisto di un auto, del nuovo modello di un cellulare, o appunto l’acquisto di un libro, ha comunque a che fare con lo stato d’animo che vogliamo ottenere grazie al suo possesso e al suo utilizzo, che nel libro si tratta di lettura appunto.

Tutto il sistema di acquisto si basa sul semplice ‘meccanismo atavico’ di conquistare la pelle dell’orso e quindi il potere dell’animale che un tempo l’abitava.

Allo stesso modo comprare un libro ha molto a che fare con lo stato d’animo e l’energia che la persona che lo acquista vuole ricevere.

E l’uscita del libro del nostro personale Voldemort, l’innominabile, non è da meno.

Ho avuto modo di leggere articoli che si lamentavano dello stato della letteratura e della cultura italiana. Altri che provano a mettere a confronto i vari autori al fine di comprendere perché uno è così tanto venduto anche rispetto ad altri autori altrettanto capaci, se non di più (piccola frecciatina), nella comunicazione di eventi, sentimenti e sensazioni.
Un articolo ad esempio ha messo a confronto Gramellini che con il suo libro ha venduto bene quasi come l’innominabile.
Ed è questo che ha fatto nascere in me l’idea della pelle dell’orso.

Per quanto “Fai bei sogni” sia ben scritto o racconti una storia condivisibile ed evocativa, la sua lettura non porta il lettore al voler conquistare “la pelle dell’orso Gramellini“.
Nella mia testa non c’è il desiderio di voler mutare la mia esistenza con quella di Gramellini, nonostante il suo ruolo di vicedirettore o le sue possibilità economiche siano ovviamente superiori alle mie.

Al contrario avere la possibilità di accedere alla vita di una persona che sembra riuscire in tutto quello che fa, è di mio estremo interesse. Dal viaggiare per il mondo, ad avere lavori interessanti e mai noiosi, dall’apparire in televisione, fino ad avere ragazze e fidanzate che, si presume, altrimenti non potrebbero essere avvicinate.
Tutto questo, rende un suo libro, il suo nuovo libro, una calamita irresistibile.

Ecco quello di cui mi rendo conto, un libro è forte e vendibile tanto quanto lo è il suo autore-personaggio, la persona di cui desideriamo l’energia, la forza.

Ed è evidente che il personaggio, ci sia simpatico o meno, non importa,
quello che desideriamo è conquistare la “pelle dell’orso”.

Ora che ci penso, in parte nell’articolo precedente avevo citato che l’acquisto è fortemente legato all’autore del libro, ma all’epoca della stesura del mio primo contributo non avevo ben riflettuto su questo significato.

Quando acquistiamo un libro una buona parte del motivo per cui lo vogliamo tutto per noi è conquistare una nuova energia.

Ed è lo stesso motivo per cui quando chiediamo “perché non prendi il libro in biblioteca al posto di comprarlo?” la maggior parte delle persone dissente, rispondendo che appunto il libro lo vuole avere.

Riflettendoci su, probabilmente questo è il più grande limite della diffusione dei libri in formato digitale. L’ebook non ha pelle, non è materiale e tangibile.

Quella serie di bit, zero e uno, rimane asettico ed impermeabile, non possiamo davvero dirlo nostro, non possiamo contaminarlo con il nostro odore.

Hai presente come fanno i gatti che si strofinano agli oggetti o attorno alle caviglie per lasciare il marchio di proprietà? E’ il senso del possesso.
Un libro elettronico non può mai essere completamente tuo, non può essere sfoggiato, non può essere distrutto, non puoi realmente dire che hai preso l’orso e di aver conquistato la sua pelle e il suo potere.

Sono convinto che a poco a poco potremo superare questa barriera, come andare al cinema o vedere un film alla tv.
Non possiamo considerarci possessori di un film e questo non ci preoccupa, ma per i libri siamo ancora abituati ad una realtà fisica che li contraddistingue, facciamo fatica a staccarci da essa e a fregiarci del possesso anche senza avere un oggetto fisico da rivendicare come nostro

una voce dalla redazione

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Il cerchio di Zero – prima pillola di Volo su Titano

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Una prima Pillola… il resto vi attende nel volume Volo su Titano, in uscita per Fratini editore il 15 ottobre!

Il cerchio di Zero
I: La legge del caso

“Se ci fosse una montagna alta un migliaio di miglia e ogni mille anni un uccello la sorvolasse, limitandosi a sfiorarne la sommità con la punta di un’ala, con il tra­scorrere di un numero inconcepibile di eoni, la montagna sarebbe completamente consumata. Nonostante questo, quell’epoca immensa non sarebbe che un secondo se con­frontata con l’eternità… “
Non so a quale mente di filosofo appartenga questa massima, ma quelle parole continuano a tornarmi in men­te dall’ultima volta che ho visto il vecchio Aurore de Ne­ant, già professore di psicologia a Tulane. Quando, nel ’24, frequentai il suo corso di psicopatologia, penso che l’unica ragione per quella scelta sia stata il bisogno di riempire un “buco” di orario fra le 11 e le 12 del mattino il martedì e il giovedì, in un programma di studio estremamente pigro.
Ero un tipo gaio di nome Jack Anders, avevo ventidue anni, e quel motivo mi sembrò ragione sufficiente per quel­la decisione. O almeno, sono certo che l’adorabile brunetta di nome Yvonne de Neant, non avesse nulla a che fare con la mia scelta, visto che all’epoca era solo una ragazzina di sedici anni.
Piacevo molto al vecchio de Neant, Dio solo sa il per­ché, visto che come studente ero piuttosto scarso. Forse il motivo risiedeva nel fatto che, almeno a sua conoscenza, non l’avessi mai preso in giro per il nome; infatti, Aurore de Neant in francese significa “Alba del nulla” e potete be­nissimo immaginare cosa possano ricavare degli studenti universitari da un nome del genere. “Ascesa dello zero”e “Vuoto del Mattino” sono da considerarsi fra i soprannomi meno offensivi.
Ma si era nel ’24. Cinque anni dopo, io ero diventato agente di borsa e il professore de Neant aveva perso il po­sto. Lo venni a sapere da lui stesso, quando mi telefonò; mi ero allontanato non poco dagli ambienti universitari.
Era molto parsimonioso e aveva messo da parte una somma considerevole prima del suo trasferimento a New York. In quella occasione avevo ripreso a vedere Yvonne, diventata ora bellissima, come una statuina di Tanagra. Io me la passavo piuttosto bene e stavo mettendo da parte soldi per il giorno in cui io e Yvonne…
O almeno, quella era la situazione nell’agosto del 1929. L’ottobre di quello stesso anno io ero ridotto all’osso e il vec­chio de Neant aveva poco più che le briciole. Io ero giovane e mi era consentito sorridere, ma lui era vecchio e diventò molto cupo. Io e Yvonne non avevamo molto da ridere pen­sando al nostro futuro, ma non ci chiudemmo in noi stessi a consumarci nell’angoscia come il professore.
Ricordo benissimo la sera in cui cominciò a parlare dell’argomento Cerchio di zero. Era una sera di autunno, piovosa e agitata dal rumore dei tuoni, e la sua barba bal­lonzolava alla tenue luce della lampada come un ciuffo di nebbia grigia. Io e Yvonne eravamo abituati a restare a casa la sera, visto che gli spettacoli erano costosi, lei apprezzava che restassi a conversare con il padre e, in fin dei conti, lui andava a letto presto.
Era seduta sul divano accanto a lui, quando all’improv­viso il vecchio puntò un dito ricurvo verso di me e sbottò: “La felicità dipende dal denaro!”
Per quanto sorpreso da quell’uscita, mi dissi d’accordo: “Beh, certo aiuta”.
I suoi occhi azzurri lampeggiarono: “Dobbiamo recupe­rare il nostro!” gracchiò.
“Come?”
“Lo so io. Certo, so come farlo!” un tenue sorriso gli si disegnò sulle labbra. “Credono che sia pazzo, perfino tu e Yvonne ne siete convinti”.
La ragazza intervenne con un dolce rabbuffo: “Padre!”
“Ma non lo sono” continuò. “Lo siete tu, Yvonne e tutti gli stolti cattedratici delle università! Tutti tranne me”.
“Io lo diventerò di certo, se le condizioni non migliora­no in fretta” bofonchiai a bassa voce.
Ero abituato a quelle uscite del vecchio.
“Per noi lo saranno” disse ora calmo. “Soldi! Faremmo tutto per il denaro, non è vero, Anders?”
“Tutto, purché onesto”.
“Sì, tutto purché onesto. Il tempo lo è, non è vero? È un inganno, ma onesto, visto che prende tutto quanto sia uma­no e lo riduce in polvere”. Scrutò il mio volto perplesso. “Ora ti spiego come possiamo imbrogliare il tempo”.
“Imbrogliare?”
“Sì, ascolta, Jack. Sei mai stato in qualche luogo scono­sciuto provando la sensazione di esserci già stato prima? Hai mai fatto un viaggio percependo l’impressione di aver­lo già sperimentato, anche se non sai quando e come ciò sia stato possibile?”
“Certo, sono sensazioni comuni per ognuno di noi. È il ricordo del presente, come lo definisce Bergson…”
“Bergson è uno sciocco! Filosofia senza scienza. Ascol­tami” Si chinò verso di me. “Hai mai sentito parlare della Legge del Caso?”
Scoppiai a ridere. “Visto che mi occupo di titoli di borsa, dovrei conoscerla”.
“Ah” replicò, “ma non a sufficienza. Immagina che io abbia un barile contenente un milione di miliardi di gra­nelli di sabbia comune e un solo granello di sabbia nera. Puoi pescarne uno per volta, uno dopo l’altro, guardarlo e ributtarlo nel barile. Quante sono le possibilità che tu pe­schi quello nero?”
“Una su un milione di miliardi per ogni tentativo”.
“E se invece ne pescassi la metà in una sola volta?”
“Allora avrei il cinquanta per cento di possibilità”.
“Ecco!” esclamò. “In altre parole, se peschi abbastanza a lungo, anche se ogni volta ributti il granello nel barile e ripeschi nuovamente, un giorno riuscirai a pescare quello nero, se provi abbastanza a lungo”.
“Sì” risposi.
“Immagina allora di provare a pescare per l’eternità?”
“Eh?”
“Non capisci, Jack? Nell’eternità, la Legge del Caso fun­ziona alla perfezione. Nel corso dell’eternità, prima o dopo, ogni possibile combinazione di eventi si deve verificare. Deve farlo, se è una combinazione possibile. Perciò affermo che nell’eternità ogni cosa che può accadere accade!” Un fuoco pallido animava i suoi occhi azzurri.
Ero piuttosto confuso. “Immagino che abbia ragione” mormorai.
“Ragione! Ovvio che ho ragione. La matematica è infal­libile, ma capisci la mia conclusione?”
“Che prima o poi tutto accadrà”.
“Bah! È vero che nel futuro c’è l’eternità, visto che non possiamo immaginare una fine, ma Flammarion, prima di morire, ha sottolineato come vi sia un’eternità anche nel passato. E visto che nell’eternità ogni cosa possibile deve accadere, ne consegue che tutto deve già essere avvenuto!”.
Rimasi a bocca aperta. “un momento! Non capisco dove…”
“Oh la stupidità dell’uomo!” sibilò. “È come affermare, con Einstein, che non solo lo spazio, ma anche il tempo è curvo, quando dico che dopo il passare di un numero illi­mitato di millenni, le stesse cose si ripetono perché devono! È la Legge del Caso ad affermarlo, dato uno spazio di tem­po sufficiente. Passato e futuro sono la medesima cosa, per­ché ogni cosa che avverrà è già avvenuta in passato. Non riesci a seguire un filo logico così semplice?”
“Cosa? Sì, ma dove conduce?”
“Ai nostri soldi! Ai nostri soldi!”
“Cosa?”
“Ascoltami e non mi interrompere. In passato, ogni pos­sibile combinazione di atomi e di circostanze deve essersi verificata”. Si fermò e puntò contro di me il suo dito os­suto. “Jack Anders, tu sei una possibile combinazione di atomi edi circostanze! Possibile, visto che esisti in questo momento!”
“Intende dire… che io sono già esistito in passato?”
Ghignò. “Quanto sei perspicace! Sì, lo sei stato in passa­to e lo sarai di nuovo in futuro”.
“Trasmigrazione!” dissi quasi strozzandomi. “Ma non è un concetto scientifico!”
“Sul serio?” Aggrottò la fronte, come nello sforzo di rac­cogliere i propri pensieri. “Il poeta Robert Burns fu sepolto sotto un melo. Quando, molti anni dopo la sua morte, i suoi resti vennero rimossi per collocarlo fra i grandi di Westmin­ster Abbey, sai cosa trovarono? Lo sai?” gridò.
“Mi spiace, ma non lo so”.
“una radice! radice con un rigonfiamento per la testa, rami laterali per braccia e gambe, e altre ramificazio­ni più piccole per le dita dei piedi e delle mani. Il melo si era mangiato Bobby Burns… ma chi ne aveva mangiato le mele?”
“Chi… cosa?”
“Esattamente, chi e cosa. La sostanza che era stata Burns era penetrata nel corpo dei suoi compatrioti scozzesi, uomi­ni, donne e bambini, e nel corpo dei bruchi che ne avevano mangiato le foglie, per poi diventare farfalle e a loro volta essere divorate dagli uccelli nel folto della foresta. Dov’è Bobby Burns? Trasmigrazione, non la si può forse chiamare così?”
“Sì, ma non è la stessa affermazione che lei ha fatto su di me. Il suo corpo potrebbe aver vissuto e vivere ancora, ma in migliaia di forme diverse”.
“Ah! E quando un giorno, eoni ed eoni nel futuro, la Legge del Caso formerà un’altra nebulosa che si raffredde­rà attorno a un altro sole e a un’altra terra, non esiste forse la medesima possibilità che quegli atomi sparpagliati pos­sano riunirsi per formare un altro Bobby Burns?”
“Sì, ma che possibilità infinitesimale! Miliardi di miliar­di contro una!”
“Ma parlo dell’eternità, Jack! Nell’eternità quell’unica chance su miliardi di miliardi deve accadere… per forza!”
Mi aveva messo al tappeto. Fissai i lineamenti pallidi e bellissimi di Yvonne, poi gli occhi luccicanti di Aurore de Neant.
“Ha vinto” ammisi con un lungo sospiro. “E ora? Siamo ancora nel 1929 e il nostro denaro è stato ingurgitato dalle storture del sistema azionario”.
“Soldi!” grugnì. “Non capisci? Quel ricordo da cui era­vamo partiti, la sensazione di aver già fatto una cosa in pre­cedenza, quello arriva da un passato indefinitamente lon­tano o, tanto è lo stesso, da un altrettanto remoto futuro. Se solo… se solo riuscissimo a ricordare chiaramente! Ma ho trovato come”. Il tono della voce salì rapidamente a uno strillo acuto. “Sì, l’ho trovato!”
Gli occhi che mi guardavano erano preda del delirio. Così dissi: “un modo per ricordare le nostre precedenti incarnazioni?”. Dovevo riuscire a stimolarlo. “Per ricorda­re… il futuro?”
“Sì… come l’incarnazione!” La voce crepitava furiosa. “Reincarnatione, che in latino significa “attraverso la cosa nel garofano”, ma non si trattava di un garofano… era un melo. Il garofano è il dianthus carophyllus, fatto che compro­va come gli Ottentotti piantino dei garofani sulla tomba degli antenati, da cui l’espressione “stroncato sul nascere”. Se i garofani crescessero sui meli…”
“Padre!” intervenne bruscamente Yvonne. “Sei stanco!” La voce si addolcì. “Vieni, ti accompagno a letto”.
“Sì” ridacchiò. “A un letto di garofani”

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