Archivio mensile:dicembre 2014

Fratini Editore intervista Fabrizio de Sanctis, autore di FORMAT

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Fabrizio de Sanctis nasce a Firenze il 3 agosto del 1953. Figlio dell’avvocato Valerio de Sanctis, esercita la stessa professione dal 1980, soprattutto in campo penale. Amante della letteratura e della cinematografia gialla, è anche musicista, suonando attivamente in gruppo blues-rock. La sua squadra di calcio del cuore è la Fiorentina. Nel 2014 arriva finalista al Premio Alberto Tedeschi, organizzato da Giallo Mondadori, con il romanzo inedito “L’ultima corsa”, e ha l’onore di aprire la collana “I calami neri”, che Fratini Editore dedica alla letteratura gialla, con “FORMAT. Crimine in diretta tv”, un thriller a dir poco adrenalinico.

Ambientato nella Firenze contemporanea, il libro di de Sanctis mette in mostra i crimini commessi dall’assassino seriale Format, con la complicità forzata degli spettatori di Klem TV, obbligando il commissario Siciliano e la sua squadra a una corsa contro il tempo per fermare gli omicidi. Un’atmosfera inquietante in cui l’autore pone cruciali interrogativi sulla responsabilità dei telespettatori nell’esprimere o meno il proprio dissenso, in un’epoca in cui la spettacolarizzazione mediatica degli eventi ha superato il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Fratini Editore: Buonasera, Fabrizio! Iniziamo con una domanda di rito. Come mai hai scelto il genere thriller? È possibile che la tua formazione professionale abbia inciso nella scelta del genere?

Puro gusto letterario. Il mistero, il “giallo”, mi hanno sempre affascinato. Non credo, invece, che la professione che svolgo abbia influito, se non sulla conoscenza di luoghi e figure specifici (questura, tribunale, e quindi poliziotti, avvocati…).

Fratini Editore: A quali fonti ti sei ispirato? Quali sono i tuoi autori preferiti?

I miei autori preferiti sono molti. Dovendo sceglierne alcuni restringo a Jeffery Deaver, Michael Connelly, John Katzenbach, Nelson DeMille e, in Italia, il Faletti di “Io Uccido” e Donato Carrisi. Credo che il loro modo di scrivere mi abbia in qualche modo influenzato, anche se ho cercato, per quanto possibile, di tenere uno stile personale.

Fratini Editore: L’idea dell’uccisione in diretta tv mi ha ricordato Hunger Games, di S. Collins, in cui l’autrice mette in mostra un’umanità post-apocalittica. Nel continente di Panem (i resti della vecchia America) ogni anno, ciascun distretto in cui è diviso il continente deve inviare due tributi ad affrontarsi agli Hunger Games, un reality trasmesso in tutta la nazione dove i concorrenti devono uccidersi tra loro, di fronte a flotte festanti e avidamente interessate di spettatori, che ne parlano come stessero parlando del tempo. Il vincitore sarà colui o colei che sopravvivrà. Anche in questo caso, come in Format, assistiamo a una estremizzazione del processo di spettacolarizzazione mediatica degli eventi, iniziato ai giorni nostri. Come ti poni al riguardo? Credi che ci sia il rischio concreto verso una deriva (a)morale della società in questa direzione?

Domanda complessa. Premetto che, nel mio libro, non si “uccide” materialmente in diretta tv ma, piuttosto, si decide “chi” uccidere. In questo l’idea di partenza è diversa da quella di Hunger Games o del loro predecessore, un romanzo di Stephen King, “L’Uomo in Fuga”. L’elemento in comune è l’uso (distorto) del mezzo televisivo, che in parte, a mio avviso, è già iniziato. Gli esempi di trasmissioni che trattano di delitti, processi, indagini, si moltiplicano e il loro gradimento è costante, se non in ascesa. Io ci vedo una sorta di cannibalismo mediatico, sia da parte delle televisioni che da parte del pubblico. Il “mio” serial killer sfrutta questo cannibalismo unendolo al “format” (in senso televisivo) dei reality che, come me, giudica falsi e inquinati dal bisogno di apparire per piacere al pubblico. Nel “suo” reality non c’è niente di finto: il pubblico decide e lui uccide secondo il suo giudizio.

Fratini Editore: Una domanda leggera: qual è stato il momento più divertente o appassionante della stesura del testo?

Basta mettersi d’accordo sul concetto di “stesura”. Se intendiamo la scrittura materiale, posso dire di essermi “divertito” dalla prima all’ultima parola. In questa fase forse il momento più divertente è stato un messaggio del fidanzato di mia figlia (che ha letto il romanzo “a dispense”, via via che lo scrivevo), mandato dopo una parte abbastanza cruenta; diceva: “Ma cosa hai mangiato ieri sera?” Se invece la stesura comprende anche tutto il lavoro di editing, allora le notti in redazione fianco a fianco con l’editore sono state sicuramente affascinanti, anche se faticose.

Fratini Editore: Cos’hai provato quando hai terminato di scrivere il romanzo? Come ti sei sentito?

Soddisfatto per essere riuscito ad arrivare in fondo. Era la sfida con me stesso: vedere come riuscivo a sviluppare l’idea e, appunto, se ero in grado di arrivare alla fine. La ragione è molto semplice: dopo l’idea iniziale è arrivato il canovaccio, nel senso di abbozzo mentale della vicenda, all’interno del quale avevo chiara solo la fine; nel mezzo, lo sviluppo è venuto fuori via via che scrivevo. Quindi, portare il tutto alla conclusione che immaginavo è stato poter dire “Ce l’ho fatta!”

Fratini Editore: Progetti letterari per il futuro? Stai lavorando a qualcosa? Puoi darci una piccola anticipazione?

Volendo, il secondo romanzo è già pronto. È una vicenda con qualche risvolto nel paranormale e si muove nel mondo dei cartomanti, maghi, veggenti e simili. Il filo conduttore originariamente dovevano essere i Tarocchi, poi ho scoperto l’esistenza di un mazzo di carte creato a Firenze, a cavallo del medioevo e del primo Rinascimento (qualcuno sostiene ancora prima), simile ai Tarocchi ma con più carte e quindi più complicato. Sono le cosiddette Minchiate Fiorentine, una tradizione che si è persa nel corso dei secoli e che ho cercato di recuperare, a mio modo, sia, appunto, per la loro fiorentinità (ci giocava perfino Lorenzo il Magnifico), sia per la loro bellezza, di gran lunga superiore a quella dei normali Tarocchi.

Grazie Fabrizio! E in bocca al lupo con i tuoi lavori futuri! Per acquistare “FORMAT. Crimine in diretta tv”, visitate il catalogo della Fratini Editore.

desanctis

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In volo su Titano con Stanley Weinbaum!

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VOLO SU TITANO

Il vento di burrasca ruggiva incessante, quasi fosse il canto lamentoso di tutte le anime dannate fin dall’alba della creazione, e spinse i due, in mezzo a scivolate e capriole, a cercare un rifugio temporaneo dietro un costone di ghiaccio, spezzato da una nube di aghi gelidi e scintillanti”.

Inizia così, in medias res, il racconto “Volo su Titano”, con uno stile semplice e immediato, impreziosito da immagini suggestive. Weinbaum ci porta direttamente nell’azione, mostrandoci i due protagonisti (Timothy Wick e la moglie Diane) in difficoltà su, quello che scopriremo essere, il satellite di Saturno. Proprio “Volo su Titano” ha dato il titolo al volume antologico edito da Fratini Editore nel 2013.

L’antologia ha aperto la collana Mellonta Tauta della giovane casa editrice, collana interamente dedicata alla letteratura dell’insolito, curata da Walter Catalano, Roberto Chiavini, Luca Ortino, Gian Filippo Pizzo.

È stata un’apertura in grande stile, con un’antologia di undici racconti di Stanley G. Weinbaum, un’operazione mai tentata prima da alcuna casa editrice italiana. Alcuni di questi racconti erano infatti già stati editi in Italia, nel corso della seconda metà del Novecento, singolarmente o in antologie che contenevano storie di vari autori. Altri, addirittura, non erano ancora stati tradotti. Per colmare questo divario e riunire le storie di Weinbaum in un unico volume, Fratini Editore ha dato alle stampe quest’interessante antologia, introdotta da una prefazione di Gian Filippo Pizzo.

Questi i racconti presenti:

Volo su Titano (Nome originale: “Flight on Titan”, comparso per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 1/1935): tradotto da Roberto Chiavini, non era mai stato pubblicato in Italia. Il racconto, che dà il nome al volume, è un’avventura spaziale sul gelido satellite di Saturno.

Gli occhiali di Pigmalione (Nome originale: “Pygmalion’s Spectacles”, comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 6/1935): già edito in Italia ma in una raccolta di racconti di autori vari. Il racconto, come tipologia di personaggi, potrebbe essere ascritto al ciclo di van Manderpootz.

L’isola di Proteo (Nome originale: “Proteus Island” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 8/1936): nuova traduzione aggiornata.

Il cerchio di Zero (Nome originale: “The Circle of Zero” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 8/1936), di cui potete trovare una stuzzicante anteprima proprio sul nostro blog.

Il grafico (Nome originale: “Graph” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Fantasy Magazine, numero 9/1936): racconto breve e divertente, tradotto per la prima volta in Italia da Roberto Chiavini.

L’orlo dell’infinito (Nome originale: “The Brink of Infinity” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 12/1936): una curiosità su questo racconto. Weinbaum lo aveva scritto per il divertimento della moglie, non per la pubblicazione (in quanto passibile di plagio), ripresentando i fatti del racconto The Tenth Question di George Allan England, ma la moglie per errore lo consegnò ai redattori di Thrilling Wonder, finendo per essere pubblicato.

Il dittatore (Nome originale: “Revolution of 1950” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Amazing, numero 10-11/1938): un racconto lungo (o romanzo breve, che dir si voglia) ambientato in un futuro in cui gli Stati Uniti da democrazia sono diventati una pericolosa tirannia.

Il ciclo dello scienziato pazzo Haskel van Manderpootz (un mad doctor che, però, nell’ottica di Weinbaum non è cattivo bensì eccentrico, strambo, ideatore di genialità usate in maniera dannosa e imprevedibile) e dell’ingenuo e sognatore Dixon Wells:

  1. I mondi del se (Nome originale: “The Worlds of If” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 8/1935)
  2. L’ideale (Nome originale: “The Ideal” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 9/1935)
  3. Il punto di vista (Nome originale: “The Point of View” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 1/1936): prima traduzione italiana, da parte di Roberto Chiavini, del terzo racconto della serie di van Manderpootz, che ha spinto i curatori a inserire anche i due precedenti, già noti in Italia, al fine di avere la trilogia raccolta in un solo volume.

Il verde bagliore della morte (Nome originale: “Green Glow of Death” comparso per la prima volta sulla rivista Crack Detective and Mystery Stories, numero 7/1957): a differenza degli altri, questo non è un racconto di fantascienza bensì una godibilissima commedia gialla ben strutturata.

Infine, un extra: Io e la fantascienza (in originale: An Autobiographical Sketch of Stanley G. Weinbaum): un articolo apparso su Fantasy Magazine nel giugno 1935 in cui l’autore espone il proprio punto di vista sulla fantascienza. Secondo Weinbaum, la fantascienza non ha limiti (a differenza delle storie d’amore o western): “può criticare condizioni sociali, morali, tecnologiche, politiche o intellettuali”, “è un’arma per scrittori intelligenti”. Lui, la sua, di certo l’ha usata per regalarci pagine indimenticabili.

Per una biografia su Stanley Weinbaum, rimandiamo a un precedente articolo apparso sul blog.

RASSEGNA STAMPA:

Una veloce rassegna stampa su “Volo su Titano”, con interviste ai curatori:

“Volo su Titano” su Anobii.

Thriller Magazine

Intervista ai quattro di Mellonta Tauta

La Nazione di Firenze

Fantascienza.com

Presentazione Volo su Titano

Il romanzo è acquistabile sul sito di Fratini Editore, sia in formato cartaceo che digitale.

Buon viaggio… su Titano!

MINI BOX INFORMATIVO

TITOLO: “Volo su Titano”Stanley G. Weinbaum Volo su titano Tutti i racconti inediti e il ciclo di van manderpootz

AUTORE: Stanley G. Weinbaum

TRADUTTORE: Roberto Chiavini

EDITORE: Fratini Editore

COLLANA: Mellonta Tauta 1

GENERE: fantascienza

PAGINE: 380

PREZZO DI COPERTINA: 20 euro

ISBN: 978-88-6794-015-8

SITO UFFICIALE: www.fratinieditore.it

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Agli albori della fantascienza: Stanley G. Weinbaum

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L’appuntamento di oggi del nostro blog è dedicato a Stanley Weinbaum e non poteva essere altrimenti. Proprio questo stesso giorno, 79 anni fa, scompariva precocemente uno dei più grandi talenti letterari americani, un innovatore nel genere della fantascienza.

CHI ERA STANLEY WEINBAUM:

Stanley Weinbaum

Stanley Weinbaum

Nato a Louisville, nel Kentucky, il 4 aprile 1902, da famiglia di origini ebree, Stanley Grauman Weinbaum frequentò le superiori a Milwaukee e l’università del Wisconsin a Madison, prima iscritto a Ingegneria chimica poi a Inglese. Non si laureò, lasciando l’università nel 1923 (pare che, in seguito a una scommessa, avesse sostenuto l’esame al posto di un compagno, venendo però scoperto) e dedicandosi a vari lavori e alla scrittura.

A parte alcune poesie, il suo esordio letterario avvenne con un romanzo romantico, The Lady Dances, firmato con lo pseudonimo di Marge Stanley, una mescolanza tra il suo nome e quello della moglie. Il romanzo fu pubblicato da King Features Syndicate, a puntate su varie riviste. Fu la fantascienza però, di cui fu fervido lettore, a rendere immortale il suo nome, sebbene la morte prematura abbia privato gli appassionati di un talento simile.

Già nel 1917, durante le superiori, aveva scritto una storia fantastica intitolata “The last Battle”, pubblicata sul giornale scolastico “The Mercury”. Adesso, nei primi anni Trenta, tornò a quel genere, frequentando un circolo di aspiranti scrittori a Milwaukee, che si riunivano per tirar fuori le proprie idee (tra i partecipanti, Robert Bloch, Ralph Milne Farley, con cui Weinbaum collaborò per alcuni racconti, e Ray Palmer, in seguito divenuto redattore della rivista Amazing Stories). Scrisse ben tre romanzi di fantascienza, pubblicati però postumi, e numerosi racconti che presentò agli editori, inizialmente senza successo. La svolta avvenne nel gennaio del 1934 quando un suo racconto arrivò sulla scrivania di Hugo Gernsback, editore della rivista Wonder Stories e pioniere del genere fantascientifico, che lo apprezzò moltissimo, scrivendo personalmente a Weinbaum e chiedendogli altre storie simili. Il racconto “A Martian Odissey” fu infine pubblicato sul numero di luglio del 1935 della rivista, riscuotendo grande successo di pubblico e critica.

Ciò che aveva colpito Gernsback, e che colpì anche i lettori, fu l’approccio di Weinbaum nei confronti degli “alieni”, basti pensare all’essere per metà pianta e per metà animale, che incontriamo su Marte (ambientazione del racconto), un essere che poteva pensare come un umano, forse anche meglio, sia pur con una logica diversa. Credendo che i processi mentali di un organismo fossero intimamente collegati con la biologia dell’organismo, Weinbaum creò una serie di forme di vita totalmente aliene, nel corpo e nella mente, eppure coscienti di sé al punto da renderle “credibili”, presentandole con uno stile fresco e infarcito di una giusta dose di humor.

Da quel momento e per i successivi diciotto mesi, Weinbaum pubblicò una dozzina di racconti su riviste di fantascienza (Wonder Stories e Astounding), fino alla morte prematura avvenuta all’età di 33 anni, il 14 Dicembre del 1933, per un cancro ai polmoni. Scomparve così un astro nascente della fantascienza americana, lasciando decine di racconti, e qualche romanzo, che saranno pubblicati postumi.

HANNO DETTO DI LUI:

Isaac Asimov, a proposito di “A Marzian Odissey” disse che era un’opera in perfetto stile campbelliano, prima di Campbell, mentre “Parasite Planet” lo colpì “con la forza di un maglio” trasformandolo in un adoratore di Weinbaum.

H. P. Lovecraft scrisse di aver “notato con piacere che almeno qualcuno è riuscito a sfuggire alla rivoltante banalità” delle storie di fantascienza di quel periodo, pensando “a un pianeta in termini diversi da monarchi antropomorfi e belle principesse e battaglie di astronavi”. Weinbaum “sa immaginare situazioni, psicologie ed entità totalmente aliene, escogitare eventi coerenti prodotti da motivi del tutto alieni e evitare i melodrammi da bassa lega” tipici degli scrittori pulp.

Otto Binder scrisse un tributo postumo apparso su Starling Stories 1/1939, decantando la conoscenza di Weinbaum, la sua riserva di idee e la sua fervida immaginazione.

COSA CI MANCHERA’:

Il suo talento, la sua fantasia, la sua capacità di andare oltre. E un’apertura mentale che, nei rigidi anni Trenta, lo rendeva un mosca bianca, il primo a immaginare gli alieni non come mostriciattoli verdastri che tentano di invadere la Terra, bensì come forme di vita con psicologie e comportamenti propri, non umani. Indecifrabili con la logica e il modo di pensare dei terrestri, ma comprensibili se guardati dall’occhio dell’alieno.

LE SUE OPERE:

Un’Odissea Marziana: primo e più celebre racconto di Weinbaum (“A Marzian Odissey”)

La Valle dei Sogni: in originale “Valley of Dreams”, pubblicato su Wonder Stories, 11/1934. È il seguito di “Un’Odissea Marziana”, ambientato anch’esso su Marte.

Volo su Titano (Nome originale: “Flight on Titan”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 1/1935), ambientato sul gelido satellite di Saturno.

Il Pianeta dei Parassiti: (Nome originale: “Parasite Planet”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 2/1935), che piacque così tanto ad Azimov da trasformarlo in un adoratore di Weinbaum.

I mangiatori di Loto: nome originale: “The Lotus Eaters”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 4/1935.

Gli occhiali di Pigmalione (Nome originale: “Pygmalion’s Spectacles”, comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 6/1935)

I mondi del se (Nome originale: “The Worlds of If” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 8/1935): primo capitolo della saga di Haskel Van Manderpootz.

L’ideale (Nome originale: “The Ideal” comparso per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 9/1935): secondo capitolo della saga di Haskel Van Manderpootz.

Il Pianeta del Dubbio: nome originale: “The Planet of Doubt”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 10/1935.

Adattabilità (nome originale: “The adaptive Ultimate”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 11/1935): ebbe una versione radiofonica nel 1949, ben tre televisive tra il 1949 e il 1955, e da cui fu tratto il film She-Devil, di Kurt Neumann, nel 1957.

La Peri Rossa: nome originale: “The red Peri”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 11/1935

La Luna pazza: nome originale: “The Mad Moon”, comparso per la prima volta sulla rivista Astouning, numero 12/1935.

OPERE PUBBLICATE POSTUME:

Il Punto di Vista: (Nome originale: “The Point of View” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Wonder Stories, numero 1/1936)

Smotheread Seas (comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 1/1936): scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Yellow Slaves (comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 2/1936): scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Il Nascondiglio della Morte: (Nome originale: “Redemption Cairn” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 3/1936)

L’isola di Proteo (Nome originale: “Proteus Island” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Astounding, numero 8/1936)

Il cerchio di Zero (Nome originale: “The Circle of Zero” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 8/1936)

Il grafico (Nome originale: “Graph” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Fantasy Magazine, numero 9/1936)

L’orlo dell’infinito (Nome originale: “The Brink of Infinity” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 12/1936)

Il mutare delle correnti: (Nome originale: “Shifting Seas” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Amazing, numero 4/1937)

Il dittatore (Nome originale: “Revolution of 1950” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Amazing, numero 10-11/1938) : scritto assieme a Roger Sherman Hoar, che pubblicò con il nome d’arte di Ralph Milne Farley.

Luna di Marea: (Nome originale: “Tidal Moon” comparso postumo per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 12/1938), di cui Weinbaum scrisse alcuni frammenti, completati dalla sorella Helen.

La fiamma nera: (Nome originale: “The Black Flame” comparso per la prima volta sulla rivista Startling, numero 1/1939) romanzo con Black Margot.

L’alba della fiamma: (Nome originale: “Dawn of Flame” comparso per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, numero 6/1939) romanzo con Black Margot.

The New Adam: romanzo, pubblicato nel 1939 da Ziff-Davis. Inedito in Italia.

Il verde bagliore della morte (Nome originale: “Green Glow of Death” comparso per la prima volta sulla rivista Crack Detective and Mystery Stories, numero 7/1957)

The Dark Other: romanzo horror, pubblicato nel 1950 da Fantasy Publishing Company (originariamente intitolato da Weinbaum The Mad Brain). Inedito in Italia.

FRATINI HA PUBBLICATO:

Volo su Titano”, raccolta antologica di undici racconti di Weibaum, acquistabile in formato cartaceo e digitale: http://fratinieditore.it/volo_su_titano.htmlZemanta Related Posts Thumbnail

Luna di Marea”, racconto fantastico comparso per la prima volta sulla rivista Thrilling Wonder Stories, dicembre 1938, con il nome di “Tidal Moon”): disponibile gratuitamente qua: http://www.fratinieditore.it/image/mellonta/weinbaum_luna_di_marea.pdf

BIBLIOGRAFIA:

A short biography of Stanley Weinbaum, by Tom Rogers: https://sites.google.com/site/stanleygweinbaum/

Biografia e bibliografia americana di Weinbaum nell’Enciclopedia della Fantascienza: http://www.sf-encyclopedia.com/entry/weinbaum_stanley_g

Audiolibri da ascoltare: https://librivox.org/collected-public-domain-works-of-stanley-g-weinbaum-by-stanley-g-weinbaum/

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