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Pisa book festival 2013: intorno all’editoria digitale

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Nell’ambito della manifestazione c’è stata occasione per fare il punto della situazione sull’editoria digitale in Italia. Diversi gli aspetti affrontati e le problematiche rimaste ancora in sospeso sul “fare ebook nel nostro paese” tra i piccoli e medi editori che devono fare i conti con la grande distribuzione e lo scaricamento dei libri digitali gratuiti o a bassissimo costo di acquisto, la produzione dei libri elettronici di più avanzate applicazioni che fanno più fatica ad essere prodotti (epub3) e i libri autoprodotti da scrittori che non trovano più case editrici pronte a farsi carico delle loro esigenze di divulgazione e promozione con il riconoscimento dei diritti d’autore, anche in termini di tutela delle loro opere.

Se da un lato la sfida del digitale è per molti un obiettivo ambizioso di fare comunicazione al pari della editoria tradizionale, non è facile stare ai livelli della competizione internazionale. In altri Paesi nel mondo, il libro digitale è di più larga fruizione e valorizzazione, e per certi aspetti maggiormente tutelato, in vari ambiti professionali, culturali e della ricerca.

Da noi fa più fatica a farsi strada e ad elevarsi allo stesso livello di quello di carta.

Spesso dagli stessi lettori e autori ancora amanti del libro a stampa sono considerati libri di serie B rispetto a libri di serie A e meno ricercati in quanto inafferabili, meno fisici e non trasferibili.

Il libro digitale, sottoposto ad un costo di realizzazione più contenuto permette di pubblicare e diffondere libri che altrimenti farebbero fatica a vedere la luce, anche oltre i confini nazionali, per l’elevato costo di impresa, permette di avere a disposizione una biblioteca immensa in un piccola libreria portatile, ma d’altra parte segnato da un IVA al 22 anzicché al 4 % ha inferiori margini di profitto a discapito dell’intera filiera di lavoro che c’è dietro alla sua produzione.
Editori, figure professionali e autori ne risentono.
Per superare tali limiti e andare oltre, guardando all’ebook come ad un nuovo modo di fare editoria nel III millennio, in modo assolutamente paritetico rispetto ai libri cartacei, di rivisitare il libro come un valore, come un “veicolo di buona scrittura” e non solo come un prodotto commerciale dalla vendita incontrollata è necessario a mio avviso recuperare quel prezioso rapporto di fiducia e di collaborazione tra editore e autori, tra editore e scrittori, tra editore e lettori.

Sono infatti gli autori con le loro opere che determinano il riconoscimento della casa editrice, in termini di qualità, di successo e profitto, quando è l’editore a scegliere i loro manoscritti e ad investire sul loro talento, e non viceversa.

Se saranno riconsiderate dinamiche e relazioni propositive a favore di un nuovo e più corretto modo di fare editoria che nulla lascia al caso o al solo profitto, ma procede con responsabilità rispetto ai futuri lettori dell’era tecnologica, scienza e cultura potranno interagire a favore della conoscenza anche in ambito editoriale e portare il libro digitale a raggiungere la pari dignità e riconoscimento di quello cartaceo.

L’uno non toglie niente all’altro, entrambi sono strumenti necessari alla diffusione delle idee e possono favorirsi a vicenda, possono sensibilizzare alla lettura, incrementare e stimolare la libertà di pensiero, l’approccio critico ai contenuti, portare editori, autori e lettori a non vedersi più come antagonisti in relazione ai libri, ma come fondamentali fautori di nuove e condivise prospettive ed esperienze sociali e culturali.

L’Anno Zero dell’ebook in Italia è appena iniziato… ma sono certa che prima o poi ci troverà tutti pronti nell’affrontare le nuove frontiere della comunicazione:
con creatività, tecnologia e passione.
Amati libri, amati file!

Parola di FRATINI editore.

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