Archivio mensile:ottobre 2013

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Il cerchio di Zero – prima pillola di Volo su Titano

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Una prima Pillola… il resto vi attende nel volume Volo su Titano, in uscita per Fratini editore il 15 ottobre!

Il cerchio di Zero
I: La legge del caso

“Se ci fosse una montagna alta un migliaio di miglia e ogni mille anni un uccello la sorvolasse, limitandosi a sfiorarne la sommità con la punta di un’ala, con il tra­scorrere di un numero inconcepibile di eoni, la montagna sarebbe completamente consumata. Nonostante questo, quell’epoca immensa non sarebbe che un secondo se con­frontata con l’eternità… “
Non so a quale mente di filosofo appartenga questa massima, ma quelle parole continuano a tornarmi in men­te dall’ultima volta che ho visto il vecchio Aurore de Ne­ant, già professore di psicologia a Tulane. Quando, nel ’24, frequentai il suo corso di psicopatologia, penso che l’unica ragione per quella scelta sia stata il bisogno di riempire un “buco” di orario fra le 11 e le 12 del mattino il martedì e il giovedì, in un programma di studio estremamente pigro.
Ero un tipo gaio di nome Jack Anders, avevo ventidue anni, e quel motivo mi sembrò ragione sufficiente per quel­la decisione. O almeno, sono certo che l’adorabile brunetta di nome Yvonne de Neant, non avesse nulla a che fare con la mia scelta, visto che all’epoca era solo una ragazzina di sedici anni.
Piacevo molto al vecchio de Neant, Dio solo sa il per­ché, visto che come studente ero piuttosto scarso. Forse il motivo risiedeva nel fatto che, almeno a sua conoscenza, non l’avessi mai preso in giro per il nome; infatti, Aurore de Neant in francese significa “Alba del nulla” e potete be­nissimo immaginare cosa possano ricavare degli studenti universitari da un nome del genere. “Ascesa dello zero”e “Vuoto del Mattino” sono da considerarsi fra i soprannomi meno offensivi.
Ma si era nel ’24. Cinque anni dopo, io ero diventato agente di borsa e il professore de Neant aveva perso il po­sto. Lo venni a sapere da lui stesso, quando mi telefonò; mi ero allontanato non poco dagli ambienti universitari.
Era molto parsimonioso e aveva messo da parte una somma considerevole prima del suo trasferimento a New York. In quella occasione avevo ripreso a vedere Yvonne, diventata ora bellissima, come una statuina di Tanagra. Io me la passavo piuttosto bene e stavo mettendo da parte soldi per il giorno in cui io e Yvonne…
O almeno, quella era la situazione nell’agosto del 1929. L’ottobre di quello stesso anno io ero ridotto all’osso e il vec­chio de Neant aveva poco più che le briciole. Io ero giovane e mi era consentito sorridere, ma lui era vecchio e diventò molto cupo. Io e Yvonne non avevamo molto da ridere pen­sando al nostro futuro, ma non ci chiudemmo in noi stessi a consumarci nell’angoscia come il professore.
Ricordo benissimo la sera in cui cominciò a parlare dell’argomento Cerchio di zero. Era una sera di autunno, piovosa e agitata dal rumore dei tuoni, e la sua barba bal­lonzolava alla tenue luce della lampada come un ciuffo di nebbia grigia. Io e Yvonne eravamo abituati a restare a casa la sera, visto che gli spettacoli erano costosi, lei apprezzava che restassi a conversare con il padre e, in fin dei conti, lui andava a letto presto.
Era seduta sul divano accanto a lui, quando all’improv­viso il vecchio puntò un dito ricurvo verso di me e sbottò: “La felicità dipende dal denaro!”
Per quanto sorpreso da quell’uscita, mi dissi d’accordo: “Beh, certo aiuta”.
I suoi occhi azzurri lampeggiarono: “Dobbiamo recupe­rare il nostro!” gracchiò.
“Come?”
“Lo so io. Certo, so come farlo!” un tenue sorriso gli si disegnò sulle labbra. “Credono che sia pazzo, perfino tu e Yvonne ne siete convinti”.
La ragazza intervenne con un dolce rabbuffo: “Padre!”
“Ma non lo sono” continuò. “Lo siete tu, Yvonne e tutti gli stolti cattedratici delle università! Tutti tranne me”.
“Io lo diventerò di certo, se le condizioni non migliora­no in fretta” bofonchiai a bassa voce.
Ero abituato a quelle uscite del vecchio.
“Per noi lo saranno” disse ora calmo. “Soldi! Faremmo tutto per il denaro, non è vero, Anders?”
“Tutto, purché onesto”.
“Sì, tutto purché onesto. Il tempo lo è, non è vero? È un inganno, ma onesto, visto che prende tutto quanto sia uma­no e lo riduce in polvere”. Scrutò il mio volto perplesso. “Ora ti spiego come possiamo imbrogliare il tempo”.
“Imbrogliare?”
“Sì, ascolta, Jack. Sei mai stato in qualche luogo scono­sciuto provando la sensazione di esserci già stato prima? Hai mai fatto un viaggio percependo l’impressione di aver­lo già sperimentato, anche se non sai quando e come ciò sia stato possibile?”
“Certo, sono sensazioni comuni per ognuno di noi. È il ricordo del presente, come lo definisce Bergson…”
“Bergson è uno sciocco! Filosofia senza scienza. Ascol­tami” Si chinò verso di me. “Hai mai sentito parlare della Legge del Caso?”
Scoppiai a ridere. “Visto che mi occupo di titoli di borsa, dovrei conoscerla”.
“Ah” replicò, “ma non a sufficienza. Immagina che io abbia un barile contenente un milione di miliardi di gra­nelli di sabbia comune e un solo granello di sabbia nera. Puoi pescarne uno per volta, uno dopo l’altro, guardarlo e ributtarlo nel barile. Quante sono le possibilità che tu pe­schi quello nero?”
“Una su un milione di miliardi per ogni tentativo”.
“E se invece ne pescassi la metà in una sola volta?”
“Allora avrei il cinquanta per cento di possibilità”.
“Ecco!” esclamò. “In altre parole, se peschi abbastanza a lungo, anche se ogni volta ributti il granello nel barile e ripeschi nuovamente, un giorno riuscirai a pescare quello nero, se provi abbastanza a lungo”.
“Sì” risposi.
“Immagina allora di provare a pescare per l’eternità?”
“Eh?”
“Non capisci, Jack? Nell’eternità, la Legge del Caso fun­ziona alla perfezione. Nel corso dell’eternità, prima o dopo, ogni possibile combinazione di eventi si deve verificare. Deve farlo, se è una combinazione possibile. Perciò affermo che nell’eternità ogni cosa che può accadere accade!” Un fuoco pallido animava i suoi occhi azzurri.
Ero piuttosto confuso. “Immagino che abbia ragione” mormorai.
“Ragione! Ovvio che ho ragione. La matematica è infal­libile, ma capisci la mia conclusione?”
“Che prima o poi tutto accadrà”.
“Bah! È vero che nel futuro c’è l’eternità, visto che non possiamo immaginare una fine, ma Flammarion, prima di morire, ha sottolineato come vi sia un’eternità anche nel passato. E visto che nell’eternità ogni cosa possibile deve accadere, ne consegue che tutto deve già essere avvenuto!”.
Rimasi a bocca aperta. “un momento! Non capisco dove…”
“Oh la stupidità dell’uomo!” sibilò. “È come affermare, con Einstein, che non solo lo spazio, ma anche il tempo è curvo, quando dico che dopo il passare di un numero illi­mitato di millenni, le stesse cose si ripetono perché devono! È la Legge del Caso ad affermarlo, dato uno spazio di tem­po sufficiente. Passato e futuro sono la medesima cosa, per­ché ogni cosa che avverrà è già avvenuta in passato. Non riesci a seguire un filo logico così semplice?”
“Cosa? Sì, ma dove conduce?”
“Ai nostri soldi! Ai nostri soldi!”
“Cosa?”
“Ascoltami e non mi interrompere. In passato, ogni pos­sibile combinazione di atomi e di circostanze deve essersi verificata”. Si fermò e puntò contro di me il suo dito os­suto. “Jack Anders, tu sei una possibile combinazione di atomi edi circostanze! Possibile, visto che esisti in questo momento!”
“Intende dire… che io sono già esistito in passato?”
Ghignò. “Quanto sei perspicace! Sì, lo sei stato in passa­to e lo sarai di nuovo in futuro”.
“Trasmigrazione!” dissi quasi strozzandomi. “Ma non è un concetto scientifico!”
“Sul serio?” Aggrottò la fronte, come nello sforzo di rac­cogliere i propri pensieri. “Il poeta Robert Burns fu sepolto sotto un melo. Quando, molti anni dopo la sua morte, i suoi resti vennero rimossi per collocarlo fra i grandi di Westmin­ster Abbey, sai cosa trovarono? Lo sai?” gridò.
“Mi spiace, ma non lo so”.
“una radice! radice con un rigonfiamento per la testa, rami laterali per braccia e gambe, e altre ramificazio­ni più piccole per le dita dei piedi e delle mani. Il melo si era mangiato Bobby Burns… ma chi ne aveva mangiato le mele?”
“Chi… cosa?”
“Esattamente, chi e cosa. La sostanza che era stata Burns era penetrata nel corpo dei suoi compatrioti scozzesi, uomi­ni, donne e bambini, e nel corpo dei bruchi che ne avevano mangiato le foglie, per poi diventare farfalle e a loro volta essere divorate dagli uccelli nel folto della foresta. Dov’è Bobby Burns? Trasmigrazione, non la si può forse chiamare così?”
“Sì, ma non è la stessa affermazione che lei ha fatto su di me. Il suo corpo potrebbe aver vissuto e vivere ancora, ma in migliaia di forme diverse”.
“Ah! E quando un giorno, eoni ed eoni nel futuro, la Legge del Caso formerà un’altra nebulosa che si raffredde­rà attorno a un altro sole e a un’altra terra, non esiste forse la medesima possibilità che quegli atomi sparpagliati pos­sano riunirsi per formare un altro Bobby Burns?”
“Sì, ma che possibilità infinitesimale! Miliardi di miliar­di contro una!”
“Ma parlo dell’eternità, Jack! Nell’eternità quell’unica chance su miliardi di miliardi deve accadere… per forza!”
Mi aveva messo al tappeto. Fissai i lineamenti pallidi e bellissimi di Yvonne, poi gli occhi luccicanti di Aurore de Neant.
“Ha vinto” ammisi con un lungo sospiro. “E ora? Siamo ancora nel 1929 e il nostro denaro è stato ingurgitato dalle storture del sistema azionario”.
“Soldi!” grugnì. “Non capisci? Quel ricordo da cui era­vamo partiti, la sensazione di aver già fatto una cosa in pre­cedenza, quello arriva da un passato indefinitamente lon­tano o, tanto è lo stesso, da un altrettanto remoto futuro. Se solo… se solo riuscissimo a ricordare chiaramente! Ma ho trovato come”. Il tono della voce salì rapidamente a uno strillo acuto. “Sì, l’ho trovato!”
Gli occhi che mi guardavano erano preda del delirio. Così dissi: “un modo per ricordare le nostre precedenti incarnazioni?”. Dovevo riuscire a stimolarlo. “Per ricorda­re… il futuro?”
“Sì… come l’incarnazione!” La voce crepitava furiosa. “Reincarnatione, che in latino significa “attraverso la cosa nel garofano”, ma non si trattava di un garofano… era un melo. Il garofano è il dianthus carophyllus, fatto che compro­va come gli Ottentotti piantino dei garofani sulla tomba degli antenati, da cui l’espressione “stroncato sul nascere”. Se i garofani crescessero sui meli…”
“Padre!” intervenne bruscamente Yvonne. “Sei stanco!” La voce si addolcì. “Vieni, ti accompagno a letto”.
“Sì” ridacchiò. “A un letto di garofani”

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Provvista d’Azzurro di Gabriella Campini

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Elba bike  maggio 2010Partendo dalla poesia iniziale Sensazioni Gabriella Campini ci porta nel suo mondo poetico  nel quale  è possibile  seguire il dialogo con se stessa dove  esprime sentimenti, pensieri, riflessioni, emozioni, momenti della sua vita come in Esami di riparazione o piccoli gioielli poetici come De Senectute dove riesce a fotografare la vecchiaia con solo sei versi.

Non c’è amarezza in PROVVISTA D’AZZURRO, titolo che già indica una filosofia di vita che Campini  traduce anche in un manifesto poetico in Programma minimo.

C’è invece tanta e tanta ironia  ed anche la malinconia è sempre  smussata  da un guizzo  che scaccia quel piccolo tormento dell’animo quando si affaccia. Ecco allora Profezia.

L’autore non cade mai nella struggente  nostalgia, volutamente  il suo  evocare sentimenti è un cavalcare la cresta dell’onda emotiva come in Ritrovarsi.

Solo in un testo  l’autrice lascia scorrere senza trattenerlo il sentimento ed è quello intitolato Novembre dove la nostalgia per i suoi morti le crea grumi di inquietudine, anche se la chiusa apre sul futuro.

Nostalgia struggente di un’epoca a venire.

E proprio il giusto equilibrio nell’esprimere emozioni, che pur prova, assieme all’ironia, sono a mio parere le caratteristiche di questo viaggio introspettivo di Gabriella che naviga con il pensiero nei luoghi più diversi  dalla vita matrimoniale,  alla raccolta di lumache nell’erba umida, al ’68, all’amore, all’amica guarita, al suo lavoro e alla riflessione sull’ attività poetica, tre poesie che brillano di luce propria, nel senso che c’è tutto l’autore in Etica – estetica.

E infine il mare e l’isola che fanno da sfondo a molti testi , così come elementi marini, dalla sabbia, ai delfini come scrive Federica Di Nardo in una delle note finali, tingono del colore del mare le poesie.

Poesie da leggere,dunque, poesie che ci fanno guardare la realtà con occhi diversi, poesie che ci fanno nascere un sorriso, ma anche riflettere, come in Desiderio, uno dei Tre scherzi dell’Autrice,

Prima del tramonto/vorrei fare un giro completo/ sulla giostra.

dove dietro l’apparente lettura, si svela, forse, la voglia di un giro di giostra nella vita vera.

scripsit Sandra Palombo 

http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/09/provvista-dazzurro-di-gabriella-campini.html

Trovi il libro di Gabriella Campini sullo scaffale della Fratini Editore:
http://www.fratinieditore.it/provvista_d_azzurro.html

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