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Al Salone di Torino 2013: il libro? (parte 1/3)

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Solo un prodotto commerciale da acquistare in fretta e da dimenticare, secondo la linea “mordi e fuggi“, a favore dell’ultima novità, da acquistare ed abbandonare in fretta a sua volta.
Copertine super affollate di immagini e colori, amori traditi e morti ammazzati (zombie) su “un letto di ossa” per dirla alla Patricia Cornwell uno degli autori più promossi in rete come ebook in Italia.
Per non parlare di cibo coniugato in libri di tutte le salse, in un’intera area della fiera cookbook. Libri nati per solleticare la speranza di imparare finalmente a cucinare per gli amici. Peccato per il poco tempo e per i pochi amici anche loro sempre impegnati.

Ma il libro? Ripeto solo un prodotto commerciale che punta
a colpire gli occhi e la pancia, ma poco la testa ed il cuore.

I fruitori, volevo dire lettori ma non sono certa lo siano, cercano nel labirinto della fiera, affannosamente, di arraffare gadget di ogni tipo, dai cuscinetti mare di BookRepublic, a borse di ogni colore. Una ricerca che può essere anche infruttuosa perché purtroppo gli ultimi visitatori, si sono sentiti rispondere, mi spiace ma i gadget sono finiti.

Ma nessuno che chieda come gadget un libro?

Alla fine è il look che conta, e non l’attenzione al libro (look at the book), con i suoi contenuti e i suoi valori. Ma il libro?

Il libro viene così trasformato in un oggetto “status simbol”,
in un prodotto di moda che si può sfoggiare per dire ce l’ho anch’io.

Manca invece la curiosità sul suo contenuto, la voglia di aprilo, la voglia di leggerlo, l’attenzione ad un suo particolare, alla sua qualità, mentre l’interesse è tutto rivolto alla sua veste ed alla fama del marchio che campeggia sulla copertina.

Sapere di cosa parla è un optional.

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2 pensieri su “Al Salone di Torino 2013: il libro? (parte 1/3)

  1. Alex

    Credo che il libro sia da sempre uno “status symbol” a vari livelli. Per un bestseller o un libro di nicchia, non averlo letto significa essere escluso dalla massa. Se il libro è come il “pendolo di foucault” o “isola del giorno prima” ,ops mi sono scappati due libri di Umberto Eco, lo status è nell’essere riusciti a leggerlo ed averli trovati anche molto interessanti.
    Fra questi due estremi, di libri che vanno letti perchè li hanno letti tutti e libri con cui sfoggiare la propria cultura… c’è un mare magnum di lettori che vanno conquistati a considerare il nuovo libro che intendono acquistare come un loro personale status simbol da sfoggiare e di cui andare fieri.

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    1. admin

      Non sono molto daccordo, ma apprezzo il tuo punto di vista. Una riflessione che mi inquieta… Il libro è davvero solo un oggetto? Secondo me c’è di più.

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