Pietro Calabretta al XXVI Salone del libro – intervista di Tiziana Fratini (5/5)

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L’Autore del libro “La Saggezza del Marabù” chiarisce alcuni aspetti del suo personaggio, Placido, protagonista della narrazione e svela il significato del disegno di copertina da lui stesso realizzato per l’edizione.

Ecco un estratto dell’intervista …

Lo scontroso protagonista di questo romanzo esplora con ostinata volontà i comportamenti umani, nell’ambito imprescindibile ed immodificabile del dio tempo. Il personaggio, delineato dall’autore, prende le distanze dagli “umani”, che in fondo disprezza, salvo alla fine scoprirsi “umano” lui stesso.

Senza svelare il finale del romanzo, ma per delineare la figura del protagonista: in che modo Placido critica gli “umani”, qual’è il suo modo di rapportarsi alla realtà e con ciò che gli accade intorno.

Il problema o la peculiarità o la bellezza ed anche il disagio di Placido è quello propro di confrontarsi con quelli che lui chiama con disprezzo ‘umani’, anche se sono fondamentalmente suoi simili. Ciò che lui non tollera è la facilità di giudizio e di comportamento omologato. Ma non solo il problema dell’omologazione perchè non è che la maggioranza di per se debba essere negativa e purificata e che sia criticabile. È semplicemente il fatto che l’umano con troppa facilità e mancanza di pensiero attivo, aderisce a ciò che vede fare dagli altri.
È il suo carattere scontroso, che lo porta a pretendere da tutti un’autonomia di pensiero, di giudizio e di osservazione. L’aspettativa di Placido è che ogniuno debba essere unico anche nei giudizi più strampalati e, perchè no, sbagliati. Tali giudizi diventano corretti per Placido perchè non sono dettati dalla consuetudine, perchè non sono seguiti e copiati dal comportamento degli altri.

Quindi Placido vive la sua storia in antitesi con la società, controccorrente rispetto alla realtà. Dove invece vediamo la tendenza all’omologazione, ad avere uno stesso pensiero e una stessa opinione.

Si, ma farei una precisazione. Non è che il protagonista per sua espressa decisione e per sua natura voglia andare contro gli altri “umani”. Non è una questione di porsi necessariamente contro. Semplicemente si osserva come l’autonomia non esiste come possibilità, per la maggior parte degli “umani”. Sempre utilizzando l’espressione, a connotazione negativa, usata da Placido, gli “umani” evitano di essere autonomi nell’essere, nelle manifestazioni che ogniuno ha quotidianamente.
Lui nota questa mancanza di spontaneità, e di ambisce ad una maggiore autonomia dei soggetti.

Quanto c’è di Pietro Calabretta autore nel personaggio di Placido?

Se si vuole trovare qualcosa, potrebbero esserci punti in comune, ma non è nello spirito del libro e del personaggio. Questo potrebbe far pensare a qualcosa di autobiografico nella vicenda. Non ci sono elementi autobiografici però va precisato che tutto ciò che noi facciamo quotidianamente, con il senno di poi fa parte della nostra biografia. Quindi tutto quello che ho scritto in questo romanzo pur non essendo copiato da me, è diventato parte della mia biografia.

Placido che si fa domande in merito a ciò che vede e che gli succede o agli “umani” e questo sottolinea lo spirito di grande libertà vissuta dal protagonista. Spirito che rilevo anche in Pietro come autore e come persona, come la tua proposta di usare una tua illustrazione come copertina del tuo libro.

Il titolo mette ovviamente il Marabù ed il suo essere saggio al centro della discussione. E il suo essere saggio lo porta a frequentare qualcosa che può essere idea di cultura. Qualcosa che non può essere copiato, come nell’ideale del suo protagonista.
L’atteggiamento affettuoso del marabù che abbraccia simbolicamente la torre Eiffel rappresenta l’adesione all’idea della cultura da parte di Placido.
Il protagonista è talmente innamorato di quello che c’è dietro ogni opera, ogni espressione umana che lui reputa corretta ed autonoma, e come dice nel romanzo, potrebbe rimanere ore ad ammirare e contemplare un semplice bullone della torre Eiffel.
Perchè la torre Eiffel con il suo essere parte della cultura, la rappresenta in modo unico ed autonomo. Anche la presenza della Francia in questo libro, ha permesso la crescita di questa copertina.

Che cosa direbbe Placido in merito ad un libro digitale. Ad un libro che perde parte della sua connotazione fisica, ma che grazie alla tecnologia ne ripropone i contenuti.

La risposta è semplice. Placido direbbe che non è tanto l’adesione al libro digitale in quanto tale, ma la sua voglia di essere unico ed il desiderio di inventare e di fare cultura inventando. E l’inventore dell’ebook, nonostante rappresenti ancora una tecnologia per una minoranza, è in piena lotta per la sua accettazione come libro, rispetto alla supremazia della sua versione cartacea. Il fatto è che Placido vuole l’innovazione e l’idea originale, è l’idea del singolo che vogliamo veder sopravvivere. e che domani probabilmente sarà il formato principe dell’editoria e come massima espressione della scrittura. Grazie all’innovazione proposta da qualcuno, edidte un’alternativa originale e in questo c’è l’intero spirito di Placido. Non aderiamo all’idea di un bel libro solo in quanto cartaceo, ma vediamo il futuro. La storia ci ha insegnato che in qualsiasi campo sia artistico che figurativo o in campo musicale, ogni compositore dei primi del ‘900 ancor oggi dopo un secolo, non è stato ancora capito. Questo significa che l’uomo contemporaneo non  è ancora in grado di vivere in modo adeguato la sua contemporaneità. Sembrando sbagliati nel nostro tempo.

E’ possibile che Placido ritorni sotto altre spoglie in un futuro non troppo lontano?

Non saprei, vedremo. Immagino mi saprà cogliere di sorpresa.

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