La presunzione di conoscere il libro dalla copertina

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Fratini Editore

o precisamente dal retro di copertina.

Oramai è una prassi comune: si fa un giro fra le pile di libri della libreria di fiducia e si da’ un’occhiata, se la copertina e/o il titolo ci piace, si va subito sul retro della copertina a scoprire qualcosa sul libro

A scoprire qualcosa sulla trama e sul suo filo conduttore. Ma attenzione, rifletti.
Hai proprio bisogno che qualcuno abbia letto il libro per te e cerchi di convincerti ad acquistarlo, ne più ne meno come i trailer dei film?
Se non altro il retro del libro è scritto con maggiore astuzia rispetto ai trailer di un film, un semplice mix delle scene a maggiore effetto e lasciano poi lo spettatore del film completo a sorbirsi lunghi e tediosi monologhi tra una scena ad effetto e l’altra.

Il retro di copertina così assomiglierebbe ad un bignami. Il lettore potrebbe dire di conoscere il libro e di sapere di cosa parla, tanto (razionalizzando la sua scelta) nei suoi ricordi rimarrebbero impressi solo gli elementi più ‘importanti’ del libro mentre la lettura del resto sarebbe solo una perdita di tempo. E sai com’è, di questi tempi…

Ora che mi viene in mente, chissà se fra chi dice di leggere due libri alla settimana ci sono alcuni frettolosi lettori di retro di copertina che così si sentono a posto con la coscienza. E chissà perché a volte, per qualche libro, hanno avuto ragione: non era necessario leggere 200 pagine per conoscerlo. Il retro di copertina bastava ed avanzava.

Altra scuola di pensiero è quella di proporre quasi integralmente l’incipit del film/libro dal quale si dipana una storia parallela e quasi indipendente dal medesimo incipit che la introduce.
Per fare un esempio, è proprio questa la percezione che ho avuto nella lettura dell’Ipnotista di Kepler. Dall’incipit nasce la storia, ma la storia poteva nascere anche senza incipit o con un incipit totalmente differente. Nulla contro il libro, ma solo con la sua presentazione.
Passi per coloro che lo hanno letto e a cui è piaciuto. Ma quante persone hanno rinunciato alla lettura, rimettendo il libro sulla pila della libreria perché l’incipit suggerito non era poi il vero argomento del libro? Magari il libro sarebbe piaciuto.
Ma la scelta dell’editore lo ha reso refrattario al contenuto ed è un vero peccato.

Anche un retro di copertina nello stile “il libro secondo me”, e per me si intende secondo l’editore / curatore, non incontra le mie simpatie. Obiettivo dovrebbe essere il portare per mano il probabile lettore verso la cassa della libreria, cercando di convincerlo che l’acquisto sarà ripagato dai notevoli vantaggi che l’opera avrà nella sua vita. Metodo adatto per un manuale di auto-aiuto in cui un elenco di vantaggi e di competenze che la lettura porterà al suo usufruitore mal si accompagna ad un libro che promette una lettura appassionata. L’elencarne motivazioni e vantaggi fa sorgere dubbi che di vantaggi possano effettivamente essercene, semmai meno di quelli tanto pubblicizzati.

La scelta di non mettere il retro di copertina, di non provare a spiegare un libro, nasce dalla voglia di dare al lettore un’esperienza nuova. Quella della scoperta della lettura…

Mi spiego meglio. Il lettore si trova il libro in mano e cerca di capire se vale la pena leggerlo oppure no. Non rimane altro che aprirlo e provare a leggerlo.
Il semplice gesto di aprirlo porta il dialogo ad un livello superiore, coinvolgendo tutti i sensi.
L’odore di un libro nuovo diventa riconoscibile e coinvolgente, nel caso di un libro a stampa, una promessa di istanti che passerai insieme a lui in una scoperta reciproca. Il tocco di pagine intonse, mai toccate da altro essere umano, che si schiudono e si offrono alla lettura con sincerità e fiducia e sembrano dire sono qui solo per te.

Poi sei tu a scegliere, se leggere le prime pagine, se leggere il prologo o se in un gesto ardito, aprire il libro ad una pagina a caso.

Questo è quello che mi piacerebbe suggerirti, considerare ogni libro come una sorta di pagine di risposte.

Un compagno al quale, in cuor nostro, chiediamo qualcosa e che dopo averlo aperto, riponiamo con la coraggiosa fiducia di ottenere la risposta al nostro quesito.

Un’anticipazione della lettura vera e propria, scelta liberamente e non imposta, dopotutto, non è quello che chiediamo ad un libro?

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Un pensiero su “La presunzione di conoscere il libro dalla copertina

  1. Barbara

    accetto l'opinione e l'interessante punto di vista che vede il libro protagonista molto poetica.

    Rimane il fatto che adoro farmi un'idea del libro dalla copertina e non solo, ma anche dalla biografia dello scrittore. Ottimo consiglio comunque, la prossima volta in libreria proverò anche a leggere una pagina a caso di un libro che mi incuriosisce.

    Replica

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