Presentazione de La Saggezza del Marabù di Pietro Calabretta

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Presentazione_CalabrettaLa presentazione del libro La Saggezza del Marabù di Pietro Calabretta ha suscitato notevole interesse nell’incontro di giovedì 13 giugno che si è svolto presso la Libreria Punto Einaudi di Firenze nell’ambito della confermata rassegna letteraria “le parole e l’autore” dedicata alle novità editoriali.

Tra i presenti, oltre all’Autore, Anita Mollo, in arte Akronos, e l’editore in veste anche di curatore della rassegna. Gli interventi da parte dei presenti hanno ricalcato la curiosità espressa nei confronti del personaggio, Placido, e del suo rapporto con il tempo. Il pomeriggio letterario si è concluso con un concerto jazz molto apprezzato, che ha visto coinvolto l’autore anche come musicista.

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Romanzo: La Saggezza del Marabù, di Pietro Calabretta.
Riflessioni critiche di Anita Mollo.

«Io non sono né un romanziere né un filosofo, e neppure un artista: io sono un maniaco».
Questa dichiarazione circa il senso della propria opera rilasciata da Pierre Klossouski potrebbe benissimo figurare ad Esergo del lavoro di Pietro Calabretta.
La Saggezza del Marabù è un testo eminentemente “ossessivo-maniacale”, si potrebbe dire, in una duplice accezione:
I accezione: l’ossessione-mania costituisce il vero e proprio tema speculativo del libro, che, attraversando un vasto raggio di riferimenti autorali (nel mondo delle arti, lettere, scientifico e religioso) ne distilla citazioni, precisazioni e riflessioni concernenti il concetto del tempo.
Spiega i limiti di possibilità d’esperienze di un soggetto (Placido) una volta per tutte sottratto al confronto con la dimensione dell’alterità.
L’intera concettualità del libro è filtrata dalla figura uni-direzionale di Placido.
Placido attraverso una esperienza percettiva e intellettuale variegata e collocata sui piani più eterogenei dell’esistenza (azioni del quotidiano, rapporti con l’esterno, relazione con la donna [Blondie], teatro. Musica, cinema, arti visive, letteratura, filosofia, filologia e linguistica) ritrascrive questo mosaico di vita così sconnesso secondo il registro del proprio fantasma ricorrente: il tempo, passato, presente, futuro (precordo). L’ossessione del fantasma è inscritta nel nome stesso.
L’attività per eccellenza di Placido è quella di una vigile sorveglianza degli accadimenti che assediano il lavorio mentale di preparazione-anticipazione di un evento.
Dal sabato 30 maggio al lunedì 10 agosto di un anno inventato Placido, personaggio inventato, fa scorrere i suoi pensieri paradossali frutto della sua mente.
L’autarchismo fallimentare di questo esercizio di pensiero prima ancora che sul tema speculativo risulta evidente nello stile di scrittura del suo autore (Pietro Calabretta).
E con questo parliamo della II accezione “maniaco-ossessivo”.
La scrittura si presenta compatta e fa pensare alla tela di un pazientissimo ragno.
Il pensiero è avvolto in una pellicola di mono-tonia (sicuramente non c’è nulla di più lontano da una scrittura romanzesca) e tende alla riproduzione monologica di un ragionamento che non desidera interruzioni.
Placido-Pietro ha orrore per qualsiasi interferenza che potrebbe introdursi nel corso dei suoi ragionamenti.
Il libro è estraneo a ogni possibile abdicazione al proprio esercizio.

Firenze, 13 giugno 2013

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